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VENERDI' 3 SETTEMBRE 2010       DE ROSSI: Se stasera gioca in Nazionale, batte il record di presenze di Totti.       BORRIELLO: "De Rossi mi ha scritto un sms esaltante "Annamo a vince".       R.SENSI: "Borriello potrebbe essere il mio ultimo acquisto. Con Unicredit c'è piena sintonia".       CHAMPIONS LEAGUE: Roma inserita nel gruppo E con Bayern Monaco, Basilea e Cluj.      

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SCARPA D'ORO 2007 TUTTI I GOL DEL CAPITANO

 

80 ANNI DI TIFO DELLA ROMA MOSTRA U.T.R. ONLUS 

 

17 MAGGIO 2007 ROMA- INTER FESTEGGIAMENTI FINALE DI COPPA ITALIA

 
 
 
 

         

 

     BAR FORZA LUPI WEB RADIO

 

                     

     

                         BORRIELLO, UNA VITA ALL’ATTACCO

    

                                     di Franco Bovaio

Quando Marco Borriello veniva alla luce nel quartiere napoletano di San Giovanni a Teduccio l’Italia di Bearzot e Zoff, Paolo Rossi e, soprattutto, Bruno Conti pareggiava 1-1 col Perù la seconda gara del girone iniziale dei Mondiali di Spagna ‘82, che poi avrebbe trionfalmente chiuso da Campione del  Mondo. Anzi, quel 18 giugno proprio Brunetto nostro segnava un gran gol di sinistro ai peruviani. In casa Borriello nessuno poteva immaginare che anche il neonato Marco un giorno si sarebbe fatto strada nel mondo del calcio proprio grazie a quel piede sinistro potente e preciso che lo ha aiutato a diventare uno degli attaccanti più forti dei nostri tempi. Un sinistro che, dopo la sua prima tripletta in A, rifilata all’Udinese il 26 settembre del 2007, ad un mito del passato come Boninsegna fece dire: “Borriello mi ricorda il Gigi Riva prima maniera, mio compagno nel Cagliari e in nazionale, perché tutti e due usano il destro solo per scendere dalla macchina, ma il sinistro gli basta per segnare gol a raffica. E poi lui è molto forte e potente ed è anche abile nel gioco aereo”. Per non parlare del rosso e del blu, aggiungiamo noi, due colori che messi insieme videro Riva trionfare con la maglia del Cagliari e Borriello affermarsi definitivamente con addosso quella del Genoa nel 2007-08. In quel campionato segnò 19 reti piazzandosi al terzo posto della classifica marcatori dietro a Del Piero (21 gol) e Trezeguet (20). Memorabile la doppietta del 13 gennaio all’Olimpico contro la Lazio che consentì al Genoa di espugnare il campo biancoceleste dopo quasi cinquant’anni. Grazie all’ottima annata in Liguria conquistò la sua prima convocazione in nazionale e i giudizi favorevoli di un altro grande bomber del passato, Roberto Pruzzo: “Borriello ha una gran tecnica e una grande fisicità, che lo fa essere molto potente. Ha un buon fiuto del gol ed è un attaccante che fa reparto da solo, perché lui la palla se la va a cercare, non l’aspetta”. Insomma, per i grandi bomber del passato il neo giallorosso è davvero un attaccante speciale, a patto, però, di farlo sentire importante e giocare per lui. Proprio come accadde in quella splendida stagione genoana, nella quale divenne il valore aggiunto della squadra. Il Genoa poi lo cedette al Milan per 7 milioni e mezzo di euro più la comproprietà di Di Gennaro. Un infortunio al menisco lo bloccò nel ritiro estivo e fu il preludio ad una stagione piena di guai, nella quale fu fermato anche da uno stiramento alla coscia (novembre 2008) e da un’operazione ad una cisti mio tendinea al flessore destro (febbraio 2009). Nel 2009-10 è tornato in campo con la fiducia di Leonardo e alla fine, con 15 gol, è risultato il miglior marcatore milanista insieme a Ronaldinho. A Roma sogna di ripetere quel campionato col Genoa, vissuto tra la fiducia e il consenso generale. Se li ritroverà, nelle aree di rigore avversarie ne vedremo delle belle. Potete scommetterci.

 

                          

FILOROMASOFIA

di Cindy Simonacci

 

                                

L’uomo è per sua natura guidato dall’istinto di sopravvivenza e da quello di sopraffazione: “l’uomo è un lupo per l’uomo” e non c’è amicizia o amore che tenga...il “lupo” in questione è Francesco Antonioli.

Ebbene sì, il portiere ormai quarantenne ha dimostrato all’Olimpico intero che, non solo non ha ancora alcuna intenzione di appendere i guanti al chiodo, ma anche che il passato che lo ha legato alla squadra giallorossa con tanto di  scudetto vinto nel 2001, non può affatto influire sulle sue prestazioni. Certo, gli amanti del calcio sarebbero orgogliosi della partita giocata dal portiere lombardo, innalzerebbero la bandiera della professionalità e della correttezza. Noi però siamo tifosi, non siamo amanti del calcio, o almeno lo siamo così a tempo perso e non quando gioca l’A.S. Roma...e allora vedere “Batman” Antonioli esaltarsi ad ogni parata fatta sul Capitano o su Jeremy ci fa arrabbiare, per usare un eufemismo.

Sicuramente nessuno di noi si sarebbe aspettato di vedere la porta del Cesena sguarnita o con un fantoccio, sia mai...noi siamo abituati a giocare 11 contro 11 (anche se a lungo abbiamo affrontato squadre composte da 11 giocatori più 1 vestito di giallo o di nero, ma questa è un’altra storia...). Però vedere Antonioli che, detto tra noi è un buon portiere ma non è esattamente il miglior al mondo, intervenire provvidenzialmente sul cross di Taddei ed essere poi subito pronto a rialzarsi per parare il tiro di Vucinic, ci ha lasciati, a dir poco, sgomenti. Perché?  Beh, quaranta anni sono tanti, si dovrebbe sentire un po’ la pesantezza sulle gambe, un po’ di affaticamento alla schiena, e invece no. Il portiere-pipistrello per istinto di sopravvivenza, ha danneggiato gli altri e cioè Totti e compagni, per soddisfare quello che è il suo desiderio principale, ossia mantenere il posto da titolare nella sua squadra.

Bisogna allora capire che non vi sono amici o “ex” che strizzano l’occhio, non esistono per noi squadre satellite, ma noi non vogliamo tutto questo...anche se, caro “Batman” Antonioli, qualche volta può anche capitare di farsi passare la palla tra le gambe!

                    

 

                          

SCOMMESSE: PER LO SCUDETTO TORNA IL MILAN, ROMA PIÙ LONTANA            

Il Milan vince e convince anche senza Ibrahimovic in campo. Il 4-0 rifilato al Lecce nella prima di campionato, ha convinto i bookmaker esteri - assieme all'arrivo dello svedese - che i rossoneri possano essere la rivale più pericolosa per l'Inter, in campo stasera col Bologna e favorita per lo scudetto a 2,00. La quota tricolore del Milan è scesa da 5,00 a 3,00. Mezzo passo falso della Roma e stecca della Juve all'esordio, ma le quote di giallorossi e bianconeri tengono e vengono ritoccate di poco. La Roma campione sale da 6,00 a 6,50, i bianconeri passano da 6,00 a 7,50. Fiorentina e Napoli, che hanno pareggiato all'esordio, vengono appaiate dai bookie a quota 41,00

(Agipronews)

 

 

 

 

 

                                 INTERVISTA ESCLUSIVA A

                                GIORGIO ROSSI    

                         Image_1


Nel giorno in cui la Roma compie 83 anni di vita, affidiamo a Giorgio Rossi il compito di ripercorrerne alcuni momenti. Amarezze e gioie. Aneddoti e retroscena raccontati dal Massaggiatore, un personaggio amato e rispettato da diverse generazioni di calciatori e allenatori. Un' istituzione. Un pezzo da cinquanta della storia romanista. Tanti sono i suoi anni di militanza giallorossa.

 

Tanti sono i ricordi, che porta nel cuore, e subito torna alla mente la grande delusione di Roma-Lecce.

Quello è uno dei più grandi rimpianti. La sconfitta per 3-2 contro il già retrocesso Lecce è stato un duro colpo. Mi ricordo che il portiere, Negretti, fece una grandissima prestazione contro di noi, per poi scomparire negli anni a seguire.

 

E’ stata più dura Roma-Lecce o Roma-Sampdoria della scorsa stagione?

Anche la sconfitta contro i blucerchiati è stata un’enorme delusione, perdere contro di loro ci ha ammazzati. Poi ricordo con molta sofferenza la partita contro il Liverpool. In quel caso la fortuna non ci ha assistiti: Pruzzo alle prese con una colica renale e Maldera assente per squalifica; la Roma perse un’occasione irripetibile.

 

Molte però sono anche le gioie che la Roma le ha regalato.

Innanzitutto, i due scudetti vinti. Ma, anche l’inaspettata Coppa Italia, conquistata nella stagione 1985-‘86 da Eriksson: quella è stata una vittoria indimenticabile.

 

Quest’anno, per la prima volta, non ha potuto seguire la squadra nel ritiro estivo.

Purtroppo, ho avuto alcuni problemi di salute, che mi hanno impedito di andare con i ragazzi a Brunico. Però, ho un bel ricordo  di Ranieri, ancora giocatore, in ritiro con i giallorossi. Claudio nasceva attaccante, ma quanti goal si mangiava! E fu così che mister Trebiciani pensò bene di arretrare la sua posizione in campo...

 

Un altro allenatore con il quale lavorò è Zdenek Zeman, ora di nuovo impegnato sulla panchina del Foggia.

Zeman è un grande: alla Roma lui faceva tutto e faceva lavorare tantissimo i suoi giocatori, al punto che Di Biagio spesso lo prendeva in giro per quell’apparecchio per contare i tempi, che il Boemo aveva sempre con sé. “Ammazzava” i suoi giocatori, ma in campo come volavano! Aveva poi un rapporto speciale con Totti: Francesco era il suo “cocco”, ma non gli risparmiava niente. Anche lui, come tutti i suoi compagni, era costretto a faticare sui gradoni di Trigoria.

 

A proposito di Totti, si è spesso detto che è uno che si allena poco.

Niente affatto. Francesco è un gran lavoratore. Certo nella sua carriera ha preso troppe botte, a giocatori come lui la palla non riesci a toglierla se non con i falli.

 

Francesco duetterà in attacco con il nuovo acquisto, Adriano. Lei come vede il brasiliano?

Ho avuto modo di conoscerlo a Trigoria, e penso proprio che tornerà ad alti livelli. E’ un ragazzo molto simpatico: scherzandoci, gli ho dato la foto di Petruzzi, e gli ho detto “Guarda che ancora ti sta cercando, non t’ha preso quella volta all’Olimpico e ancora è lì che ti cerca!”.

 

Un' ultima battuta sul suo amico Bruno Conti. Si è vociferato di un suo possibile allontanamento dalla Roma.

Bruno non lascerà mai la Roma. C’è stato probabilmente qualche malinteso, ma lui vuole troppo bene a questa squadra.

 

                       (esclusiva www.barforzalupi.it)

       

 

 

         

 

              

                

                            I TIFOSI DELLA ROMA

"In questi anni ho capito che nel calcio esistono i tifosi ed esistono i tifosi della Roma. Una categoria a parte, gente di altro spessore. I nostri sostenitori non fanno il tifo, sono innamorati della Roma. E l'amore ti porta a fare cose che razionalmente non pensi mai di fare. A me piace. E in questo contesto vanno accettate anche le contestazioni. L'amore e l'astio di un innamorato. L'orgoglio romano è simile a quello mio, calabrese. Negli anni sono cambiati i nostri tifosi, sono più maturi. Basta vedere come si considera il derby: il laziale vede quello e basta, noi andiamo oltre".

(SIMONE PERROTTA)

 

 

                                                   

FILOROMASOFIA

di Cindy Simonacci

                    

         

“Se ad alcuno ciò che ha non gli sembra più che abbondante, sia pure il signore del mondo, è un infelice”

Epicuro

 

Siamo 20.000 qui al Bentegodi. Ti guardi intorno e vedi le solite facce, quelle che ti hanno accompagnato ogni domenica allo stadio. Non poteva mancare nessuno e così è stato: l’intera Curva Sud si è spostata, unita e compatta, e ha colorato di giallorosso lo stadio e tutta Verona.

 

Abbiamo una sola prerogativa: seguire la nostra Roma. Allora, mentre l’intera città ancora dormiva, per noi la sveglia è suonata presto domenica mattina. Sotto la pioggia, abbiamo intrapreso il nostro viaggio. Le soste agli autogrill, gli sguardi dei tifosi, i caffé per rimanere svegli, il giornale sotto braccio, il viaggio è lungo. Ma quanti siamo!? L’emozione cresce quando leggiamo “Mantova” sui cartelli: ci rendiamo conto di essere quasi arrivati, perché è in quella città che Romeo cercò rifugio, dopo essere scappato da Verona, e, quindi, non deve essere poi così lontana...La nostra esatta deduzione letteraria (poiché la geografia è veramente difficile da ricordare, meglio puntare su Shakespeare!) viene confermata dalla coda formatasi in prossimità del casello: finalmente siamo arrivati e tutto intorno a noi è giallorosso.

Una piacevole passeggiata sotto il sole, perchè evidentemente qui sanno che la primavera è arrivata da un pezzo...ed eccoci tornati all’inizio di questa storia: siamo 20.000 qui al Bentegodi. Novanta minuti di cori e di abbracci, di sguardi speranzosi, increduli e poi tristi, sconfitti e poi stanchi, ma sempre sorridenti. Abbiamo vinto anche questa battaglia, ma sono i nostri rivali ad aver vinto la guerra. Il goal di Milito ha forse distrutto il bimbo che ancora non sa cosa significhi tifare la Roma. Lo sa bene invece la Curva Sud, che, con uno striscione che certo rimarrà alla storia, ha comunicato a tutto il mondo il sentimento giallorosso: CHI TIFA ROMA NON PERDE MAI! Questa è la nostra filosofia, e c’è chi ancora non la comprende.

 

Epicuro ci ha insegnato a compiacersi, accontentarsi e godere di ciò che si ha, poiché, a desiderare sempre di più, si finisce ad essere perennemente insoddisfatti.

Noi abbiamo la Roma e ce la godiamo sempre e comunque.

A noi basta questo.

Noi siamo felici così.

                                                                                      

 

           

                         

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Le migliori immagini di Chievo - Roma 0-2 del 16 maggio 2010

 "20.000 tifosi a Verona a vedere la partita, 3.000 a Fiumicino ad aspettare i giocatori. Abbiamo fatto un figurone come tifoseria e come squadra. Con le dichiarazoni di De Rossi, Perrotta e Ranieri sull'Inter vincitrice abbiamo dimostrato di saper perdere. Mentre loro con lo striscione su Totti esposto nel giro di trionfo hanno dimostrato di non saper vincere e con la piazza già vuota a mezzanotte di non saper nemmeno festeggiare. Oggi più che mai: orgogliosi di essere romanisti".

 

 

                 

 

                                                                                    

FILOROMASOFIA

di Cindy Simonacci

“Quel che si fa per amore, è sempre al di là del bene e del male”

F. Nietzsche

Difficile è dare una spiegazione razionale quando si agisce per amore. Non sempre ci si comporta in modo corretto e giusto, ma spesso lo si fa incondizionatamente. Quando ci si accorge che un uomo agisce guidato dall’amore allora si può, anzi si deve cercare di comprendere il sentimento che lo ha portato a quel punto.

 

L’oramai troppo famoso calcio di Totti a Balotelli è un chiaro esempio di cosa un uomo è capace di fare nel momento in cui un altro attacca i suoi valori e i suoi amori. Noi non lo giustifichiamo, ma lo comprendiamo, poiché seppur anti-sportivo e poco educativo, quel calcio è stato un modo di rispondere a delle provocazioni che con il gioco del pallone hanno poco a che fare. Totti sapeva di essere ripreso e di essere osservato da milioni di occhi, e nonostante ciò qualcosa di impetuoso ed irrefrenabile lo ha colto per un momento e lo ha guidato a compiere quel gesto: quel qualcosa si chiama amore. Amore per la propria città e amore per il suo popolo.

 

Lo stesso popolo che domenica prossima migrerà a Verona per seguire Totti e compagni nell’ultima partita di questo campionato. Migliaia di tifosi giallorossi percorreranno 500km guidati da quell’eterno legame con la Roma che va sempre al di là del bene e del male. Le possibilità di vincere lo scudetto sono remote e nonostante ciò l’amore dei tifosi verso la loro Roma è inesauribile, incontenibile, incommensurabile.

 

E’ complicato spiegare in modo razionale l’origine di questa passione, è più semplice invece cogliere quei gesti che ne conseguono: dalla vena di De Rossi che pulsa un sangue giallorosso, agli occhi lucidi di Claudio Ranieri che si commuove ascoltando il tributo che un intero stadio gli regala.

 

E allora, per i tifosi giallorossi, non vi è posto migliore di Verona, la città di Romeo e Giulietta, per far sentire al mondo quelle 100mila voci che la Roma ha fatto innamorare.

 

                         

 

                                                                                          

Roma, l'ex Pellegrini 'Quando salvai la Lazio dalla B'

Il campionato 1975-76 è quasi anonimo per la Roma, ma drammatico per la Lazio, che lo vive sempre in zona retrocessione e all'ultima giornata si trova a lottare con l'Ascoli per evitare quel terz'ultimo posto che significa serie B. Le due squadre sono appaiate a 22 punti, e se la situazione rimarrà tale anche dopo l'ultima partita la Lazio sarà salva per la miglior differenza reti. Ma di mezzo c'è il particolare che i marchigiani devono giocare il loro match-salvezza all'Olimpico contro la Roma e il derby, si sa, è sempre derby. La Lazio, invece, è di scena in casa del Como, che finirà penultimo, ma che dopo mezzora vince 2-0, mentre al 34' Silva porta in vantaggio l'Ascoli all'Olimpico. All'intervallo la Lazio è in B, ma nella ripresa tutto cambia: Giordano e Badiani la portano sul 2-2 a Como e al 21' l'attaccante romanista Stefano Pellegrini fissa il definitivo 1-1 di Roma-Ascoli. Con quei due pareggi Lazio ed Ascoli chiudono insieme a 23 punti e in B vanno i bianconeri.

Come reagirono i romanisti presenti allo stadio? 'Subito dopo la rete sull'Olimpico calò il gelo. Solo un gruppetto di persone in curva nord la festeggiò, ma poi si venne a sapere che erano laziali venuti a tifare per la Roma. I nostri tifosi, invece, cominciarono a fischiare e a gridare anche qualche insulto'. Ma voi, in campo, conoscevate i risultati degli altri campi? 'Certo, li vedevamo scritti sui tabelloni. Ma quando giochi non ti metti a fare calcoli, e se ti arriva la palla giusta l'istinto dell'attaccante e la professionalità ti portano comunque a buttarla dentro. Così fu per me, che da romanista segnai il gol della salvezza della Lazio'.

Se non ci sbagliamo fu anche una bella rete. 'Per me sì, segnai di testa su cross di Morini e torre di Petrini. Ma era tutta la partita che dicevo al mio marcatore, Logozzo, di starmi vicino e controllarmi bene, perché se mi arrivava il pallone giusto avrei comunque segnato'. In pratica la città visse una settimana identica a questa, con una fazione del tifo che si trovò a dover sostenere proprio la squadra avversaria. 'Sì, anche se noi allora non avevamo particolari esigenze di classifica e quella partita potevamo vincerla o perderla, mentre oggi la Lazio deve ancora salvarsi'.

(Fonte: Il Tempo)

                

 

 

 

 

 

FILOROMASOFIA

di Cindy Simonacci

Lazio - Roma 1-2: Le Foto del Derby

DERBY SOCRATICO

Noi romanisti siamo sportivi...pensiamo alla nostra grande Roma e ci disinteressiamo dei proBlemi altrui...ed è per questo che oggi credo sia il caso di “onorare” gli sconfitti, mettendo in scena un dialogo socratico, con protagonisti un tifoso giallorosso ed uno biancoceleste.

Il dialogo era lo strumento attraverso il quale Socrate analizzava la realtà e cercava di dare risposta ai quesiti principali che preoccupavano l’essere umano. Di problemi da risolvere i tifosi laziali ne hanno molti. Noi tenteremo di aiutarli a chiarirne alcuni, quali l’Idea di Capitano, l’Essenza del Derby e il Ruolo del Portiere. La verità non sarà data una volta per tutte, ma sarà sempre oggetto di nuove riflessioni. E se l’anno prossimo, disgraziatamente, si giocherà ancora il derby in serie A, allora noi saremo pronti ad affrontare di nuovo tali questioni. Intanto...

 

Romanista: Allora, hai preso tutto?

Laziale: Sì...pecore e doppietta di Vucinic, per oggi può bastare...

Romanista: Ma perchè mai eri convinto di poter vincere questo derby?

Laziale: Dal momento che dopo un quarto d’ora il nostro capitano ci aveva portati sull’1-0, noi tutti ci credevamo sul serio!

Romanista: Visto che hai aperto tu questo discorso, mi sapresti dire che cosa è il Capitano?

Laziale: Certo! Il capitano è il giocatore più rappresentativo, quello che incarna i valori della squadra.

Romanista: Allora mi sapresti spiegare perchè il vostro capitano è Tommaso Rocchi, un giocatore che ha militato in squadre come Juve, Pro Patria, Saronno, Como, Treviso, Empoli?

Laziale: ...io non riesco a capire...

Romanista: Cerchiamo di comprendere meglio insieme. Ti porterò come esempio Francesco Totti: è romano e romanista; cresciuto nel vivaio giallorosso, è dal 1992 che indossa la maglia della Roma, con la quale ha collezionato più presenze e più reti nella storia giallorossa. Questo è ciò che potremmo intendere per Capitano di una squadra.

Laziale: Ah...non c’avevo pensato, io ero abituato ad avere Di Canio come capitano: lui è laziale, ed è la nostra bandiera, ma ha giocato più tempo in giro per l’Italia e per l’Inghilterra, che con la Lazio...

Romanista: Va bene, allora mi sembra che hai capito cosa significhi avere davvero Il Capitano.

Laziale: Si, certamente.

Romanista: Quindi torniamo al derby. Dicevi che avevate sul serio creduto di poter farci “lo sgambetto” vincendo questo derby. Poi però, che è successo al momento del rigore di Floccari?

Laziale: Beh, lui aveva detto: «alla Roma ci penso io» e noi ci siamo fidati.

Romanista: Ed è qui che vi siete sbagliati, cari laziali! Il Derby non è la partita dei singoli, il derby è la partita di una squadra intera, di tutta la società, e di tutti i suoi tifosi. Nel Derby quello che conta è avere un gruppo unito che lotta su ogni pallone, che non si arrende mai, fino alla fine. Per vincere il Derby non bisogna vantarsi di esser nati prima e di aver portato il calcio a Roma, perché l’importante non è essere i più vecchi, ma essere i più forti!

Laziale: Ah...però se Floccari avesse segnato, noi saremmo andati sul 2-0, sembravamo i più forti!

Romanista: Bravo! Sembrare non è Essere: Floccari credeva di essere il più forte, ma si sbagliava.

Laziale: Ma forse, stavo pensando, non è stato lui a calciare male il rigore, ma è stato J.Sergio bravo a pararlo...

Romanista: Bravo, fai bene a pensare, e hai ragione: J.Sergio ha fatto il Portiere e sembra che tu abbia una precisa idea di quello che dovrebbe fare un portiere. Allora mi sapresti dire perchè Muslera è rimasto completamente immobile di fronte alla punizione del Montenegrino che ha regalato la vittoria alla Roma?

Laziale: ...io non lo so cosa è successo...ho visto solamente che il nostro portiere si è abbassato per evitare di essere colpito. Quella non era una punizione, era un missile! Anche la barriera si è spostata affinché la palla entrasse con più facilità.

Romanista: Il Portiere, caro laziale, è colui che protegge la propria porta ed è disposto ad immolarsi anche su un bolide, come quello di Vucinic. Il Portiere non può avere paura di niente e di nessuno, perchè è grazie alla sua audacia che la squadra cresce e si fa coraggio: J.Sergio, parando il rigore, ha dato ai suoi compagni la forza di reagire.

Laziale: Ecco perchè siete riusciti a rimontare, è nato tutto da lì...quello è stato l’inizio della nostra fine.

Romanista: Esatto, finalmente hai capito! Hai visto il Romanista come è comprensivo e generoso? Prima vi abbiamo azzannati, ma poi vi abbiamo spiegato come e perché!Rasserenati e calmati un po’, poiché, nonostante tu sia laziale e quindi poco abituato ad assistere a partite di calcio come si deve, il fatto di aver partecipato a questo derby (perchè l’importante è partecipare...) ti ha aiutato a comprendere meglio alcune cose per te difficili da afferrare, non pensi?

Laziale: Sì, immagino di sì.

Romanista: Va bene. Però, ora che hai imparato la lezione, vedi di capire anche che se alzi gli occhi al cielo e guardi ‘sta città, è tutta giallorossa e te ne devi annà!”

 

 

 

 

                                       

ROCCO PAPALEO: “VI RACCONTO LE MIE PASSIONI PER LA BASILICATA E PER LA ROMA”.

di Massimo D'Adamo

 

Basilicata e Roma, questi gli argomenti che stanno più a cuore all’attore Rocco Papaleo, da venerdì 9 aprile nelle sale cinematografiche italiane con “Basilicata coast to coast”, film che segna il suo debutto da regista.

 

La Basilicata.

“Ho voluto dedicare la mia opera prima alla Basilicata, la terra in cui sono nato e ho vissuto fino ai 18 anni, prima di trasferirmi a Roma. E’ un film fatto con entusiasmo, in cui ho cercato di riportare ai giorni nostri esperienze ed atmosfere di quel periodo tra gli anni Sessanta e Settanta: la Beat Generation, la voglia di viaggiare. Ed è un film fatto con amici: Alessandro Gassman, Giovanna Mezzogiorno, Paolo Briguglia e Max Gazzè lo sono, non solo per ragioni di set, ma anche nella vita”.

Il film racconta la storia di quattro amici, musicisti amatoriali, che da Maratea decidono di mettersi in viaggio per partecipare al Festival del teatro-canzone di Scanzano Ionico, attraversando a piedi la Basilicata dal Tirreno allo Ionio: appunto “Basilicata Coast to Coast”.

Una sorta di road movie, con tanta musica…

“Lo spunto arriva dal ricordo di un viaggio, che un mio zio fece negli anni Sessanta: con un gruppo di amici partì in auto da Lauria, il paese della Basilicata in cui sono nato, per raggiungere Parigi, dormirci una notte e poi tornare. Ma che viaggio è? Cosa vuol dire? Tutto e niente! Il viaggio è un percorso ricco di imprevisti e di incontri inaspettati, che ci consente di misurarci con noi stessi e di conoscerci meglio”.

Nel film il viaggio diventa anche un’occasione per scoprire e raccontare la cultura e il territorio lucano. C’è una scena in cui celebri tre simboli della Basilicata.

“Il vino Aglianico del Vulture, tra i più grandi vini rossi d’Italia. Lo scrittore Carlo Levi, che nel periodo fascista fu condannato al confino prima nel paese lucano di Grassano e, poi, nel piccolo centro di Alianico: da questa esperienza trasse spunto per il suo romanzo “Cristo si è fermato ad Eboli” e in questo luogo volle essere seppellito alla sua morte. Gian Maria Volontè, che, nel film di Francesco Rosi tratto dal romanzo, interpretò magistralmente Levi, uomo che prima fu costretto a subire questa terra e che poi la scelse”.

 

La Roma.

“All’anteprima del film è venuto Claudio Ranieri, grande appassionato di cinema. Mi sono emozionato. Gli ho urlato dal palco: Mister, facci sognare! Con l’uscita del mio primo film da regista, mi sento come la Roma: ad un passo dal sogno. Spero che il mio film possa avere lo stesso successo che ha avuto lui con la Roma. E aggiungo una cosa: anche se il sogno calcistico non dovesse realizzarsi, dobbiamo comunque ringraziarlo, perché ha fatto un vero e proprio miracolo; chiunque di noi, al suo arrivo, avrebbe firmato per molto meno”.

Cosa ti appassiona della Roma?

“Non sono nato romanista. Ci sono diventato in età matura, attraverso sensazioni ed emozioni che mi giungevano da Roma e dalla sua gente: la passione per questa squadra, il senso della romanità che la pervade, persino il modo in cui si vivono i lunedì post campionato. Tutto questo mi ha stregato”.

 

   

 

     

 

 

 

A PROPOSITO DI…

      JOHN ARNE RIISE. IL “GIALLOROSCIO” CHE NON MOLLA MAI.

A cura di Massimo D’Adamo

E’ il giocatore più acclamato del momento. L’unico ad avere un coro ad personam. Accade puntualmente quando c’è un calcio di punizione a favore della Roma da una distanza che possa permettere la battuta verso la porta avversaria. “Olè olè olè olè…Riise Riise”, è il canto, tanto semplice quanto fragoroso, che intona la Curva Sud. Con le dovute proporzioni, la mente torna indietro di trenta anni, a Di Bartolomei ed a quel coro a lui riservato (“Oh Agostino…Ago Ago Agostino”), carico di attese, perché faceva da preludio a conclusioni a rete, spesso vincenti, dell’indimenticabile Capitano.

Ma cosa ha fatto di speciale John Arne Riise per meritarsi tanto affetto e considerazione da parte dei tifosi? Ha semplicemente mantenuto le poche parole rivolte ai tifosi il giorno del suo sbarco a Roma, quando si presentò con quattro brevi frasi: “Sono uno che non molla mai. Mi piace il gioco maschio. Corro molto e faccio tutto per squadra”. Detto, fatto. Riise gioca a calcio in modo gagliardo. Con gli avversari è duro, ma leale. Sul campo non si risparmia mai ed è sempre al servizio della  squadra. Qualità che i romani/romanisti hanno sempre dimostrato di gradire. Pazienza che non sia concittadino e non provenga dal vivaio di casa. Le origini diventano dettagli di fronte alle “prove”.

Dal 18 giugno 2008 Riise è il secondo calciatore norvegese a vestire la maglia della Roma, dopo John Carew. E pare che sia stato proprio il suo predecessore a consigliargli il trasferimento nella Capitale, quando sul finire della stagione 2007/2008 maturò la decisione di lasciare, dopo ben sette anni di permanenza, il Liverpool. Ha un contratto fino al 2012 ed è costato 5 milioni di euro. A conti fatti, l’ultimo vero affare del club capitolino. Dopo un avvio un po’ stentato, John Arne ha, infatti, convinto tutti, a suon di prestazioni e di gol spettacolari (memorabile il colpo di testa in tuffo nei minuti di recupero, che ha permesso alla Roma di battere la Juventus a Torino per 1-2).

Ultima considerazione. Riise ha dimostrato finora una grande duttilità tattica. Di regola, gioca esterno basso, ma, all’occorrenza, ha ricoperto bene anche il ruolo di centrale difensivo e quello di esterno alto, come accaduto nel 3-5-2 recentemente proposto da Ranieri a Napoli.

 

 

 

 

 

 

A PROPOSITO DI…

CLAUDIO RANIERI  RITORNO A CASA DOPO 35 ANNI

di Massimo D’Adamo

Allenare la Roma era il suo sogno dichiarato. Un sogno che lo ha accompagnato a lungo e che è riuscito a coronare il 2 settembre 2009, prendendo il posto sulla panchina giallorossa del dimissionario Spalletti.

"Sono andato via da casa 35 anni fa per farmi le ossa: più che farmi le ossa, mi sono fatto vecchio", le prime parole da allenatore romanista.

Claudio Ranieri è nato a Roma. Con la Roma ha giocato. Della Roma è tifoso. Da sempre.

Per questo, dice: "Quando vince la Roma ora sarò felice due volte: da allenatore e da tifoso".

Ha il compito di ricompattare e rilanciare la sua squadra. Un compito non semplice. Specialmente per un romano e romanista. "Nemo propheta in patria". Espressione latina (tratta dai Vangeli) che sta ad indicare la difficoltà delle persone di affermarsi in ambienti a loro familiari; più facile farlo altrove. Alcuni calciatori ci sono riusciti: Francesco Totti è l’esempio più lampante; ma, prima del Capitano, hanno messo d’accordo la piazza anche altri "figli di Roma" (pensiamo a Fulvio Bernardini, Amedeo Amadei, Agostino Di Bartolomei e Bruno Conti). Per gli allenatori la storia è sempre stata diversa. Ne sanno qualcosa Degni, Bernardini, Trebiciani, Spinosi, Mazzone, Sella e Bruno Conti, che non hanno avuto grande fortuna sulla panchina più amata. Tutti romani. Tutti anche ex calciatori della Roma. Unica eccezione, Antonio Trebiciani.

Proprio quest’ultimo ha avuto un ruolo determinante nella carriera di Ranieri: "Claudio era nella Primavera della Roma del 1968, che io allenavo. Giocava da centravanti. Dotato di buon fisico, corsa eccellente e spirito di sacrificio per la squadra. Non aveva, però, il fiuto per il gol. Per questo motivo, lo convinsi ad arretrare e a diventare terzino. Cambiando ruolo, diede una svolta alla sua carriera. Sono pronto a scommettere che, allo stesso modo, cambiando l’atteggiamento difensivo della squadra, la risolleverà".

Dopo aver fatto il suo esordio in serie A con la Roma (4 novembre 1973, Genoa-Roma-2-1), il giovane Ranieri venne mandato a Catanzaro "a farsi le ossa". In Calabria restò 8 anni (con un record di 128 presenze) . Conobbe la signora Rosanna, che poi divenne sua moglie, e Carlo Mazzone, che, qualche tempo dopo, quando decise di smettere i panni da calciatore e indossare quelli da allenatore, gli disse: "Claudio, ricordati che non potrai mai dire di avere allenato, se non sarai stato almeno una volta sulla panchina della Roma".

Dopo un lungo peregrinare in Italia e all’estero, la "raccomandazione" del maestro è stata seguita. Probabilmente la panchina della Roma era nel destino di Claudio Ranieri. Che, ora, proverà a riscrivere un altro destino: quello degli allenatori romani e romanisti sulla panchina giallorossa.

 

 

 

Antonio Trebiciani: “Ranieri cambiò ruolo per dare una svolta alla sua carriera. Allo stesso modo cambierà la Roma”

Lo ha detto anche Claudio Ranieri nella sua prima conferenza stampa giallorossa. L'allenatore di calcio vive di intuizioni. Di scintille magiche, rasenti la follia che, al bivio, ti conducono dalla parte giusta. Antonio Trebiciani ne ebbe una nella Primavera del 1968. Claudio Ranieri era stato appena scelto da Helenio Herrera per la formazione Juniores della Roma. Il ragazzo di Testaccio era un centravanti, dotato di gran fisico, corsa eccellente e gran voglia di sacrificarsi per la squadra. Peccava in uno dei pregi che spesso fanno la storia e il futuro di un attaccante: il fiuto del gol. Trebiciani lo convinse ad arretrare, a gettare al vento tutti quegli anni passati ad arrovellarsi cervello e gambe per trovare un modo di “bucare” il portiere avversario e a diventare terzino. Il resto è storia. Ranieri entra prima nella formazione della Primavera giallorossa, poi esordisce in Serie A il 4 Novembre del 1973 in un Genoa-Roma 2-1. Il passaggio al Catanzaro e le 128 presenze nel massimo campionato italiano con la maglia giallorossa: record per la squadra lucana.

Intuizioni, piccoli scintille di follia che scelgono se vittoria o sconfitta faranno parti del tuo futuro. La Roma ne avrà bisogno per tornare ad essere grande.

 

Mister Trebiciani Ranieri dovrà sconfessare il detto “Nemo profeta in patria”, visto che i romani sulla panchina giallorossa non hanno mai avuto grande fortuna.

Credo che per la Roma le prossime due partite saranno una sorta di trampolino di lancio. Due gare difficili che, se porteranno sei punti nel carnier giallorosso, daranno speranza alla squadra, da tempo ormai non più fiduciosa nelle sue potenzialità. La prima preoccupazione di Ranieri sarà dare un'organizzazione: lavorerà molto sulla difesa, troppo svagata nelle prime uscite della stagione.

La Roma ha avuto le sue più grandi soddisfazioni con il 4-2-3-1. Che modulo adotterà, invece, Ranieri per cercare di riportare la squadra giallorossa nei piani che contano?

Sicuramente opterà per un 4-4-2, schierando al centro della difesa Mexes e Burdisso, una coppia formidabile, ben assortita per caratteristiche, velocità e forza fisica. Sugli esterni credo inserirà Riise a sinistra e Motta a destra. La cerniera di centrocampo sarà costituita da De Rossi e Pizzaro, mentre sulle fasce avrà varie opzioni: Guberti, Taddei, Cerci. Claudio ama lavorare con i giovani per valorizzarli e renderli calciatori veri, quindi avrà sicuramente un occhio di riguardo per il centrocampista di Valmontone. In attacco alternerà accanto a Totti, Menez o Vucinic a seconda delle gare. Non dimentichiamo nemmeno Julio Baptista, la Bestia rimane una pedina di primissimo livello. La Roma è una squadra formidabile, inferiore a nessun altro club di Serie A. Se saprà seguire Claudio nei suoi ragionamenti potrebbe tornare a lottare per lo scudetto.

E' rimasto sorpreso dall'addio improvviso di Luciano Spalletti?

Sinceramente non ho capito il comportamento del tecnico di Certaldo. Inizialmente si dava la colpa ad Arthur, incapace di sostituire degnamente Doni. Poi nella gara con la Juventus e l'inserimento di Julio Sergio si è visto che poco c'entrava il povero portiere brasiliano. Era l'organizzazione di squadra che non andava. Prendere continuamente contropiede su un calcio d'angolo a favore è sintomo di uno sfilacciamento tra i reparti.

La tifoseria giallorossa è molto arrabbiata per le vicissitudini societarie: non ultima il mancato intervento sul mercato. Pensa che la Curva sosterrà Ranieri, come romano e romanista, in maniera diversa rispetto agli altri tecnici che lo hanno preceduto?

Roma è una piazza difficilissima. Quando io subentrai a Liedholm nel 1973 stavamo per retrocedere, eppure all'Olimpico c'erano sempre 70.000 spettatori. E' bello da un lato, ma impegnativo dall'altro. Ranieri è un allenatore preparato, con esperienza anche all'estero e grande determinazione. Se riuscirà ad intervenire sulla psiche della sua squadra e a correggere qualche meccanismo volerà alto.

 
 

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