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Gabriele Ziantoni, Massimo D'Adamo, Cindy Martina Simonacci
Per intervenire in
diretta: 06-25205070/2158165 |
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LE PAGELLE DI JUVENTUS-ROMA 3-0 DI COPPA ITALIA
di Franco Bovaio

STEKELENBURG 5
Stavolta ci pare poco reattivo, specialmente in occasione dell’autorete di Kjaer.
TADDEI 4,5
Una partitaccia dopo tantissime belle prestazioni. Estigarribia gli scappa sempre e sbaglia il fuorigioco in occasione del terzo gol juventino.
HEINZE 5
Gran lottatore dal punto di vista fisico, ma è protagonista della pessima serata della difesa giallorossa.
KJAER 5
Peccato per l’autogol, che non avrebbe meritato, visto che in fin dei conti era stato il meno peggio della retroguardia, tanto che poco prima della deviazione maledetta aveva anche salvato un gol a porta vuota.
JOSE’ ANGEL 4
Il ragazzo proprio non c’è. Spinge male e non difende mai. Gli scappano tutti.
SIMPLICIO 5
Non entra mai in partita e, di conseguenza, corre spesso a vuoto.
GAGO 5,5
Prova a mettere ordine e a dettare i tempi del gioco.
PJANIC 5,5
Come Gago è uno dei meno peggio della squadra.
TOTTI 5
Non è in serata e la squadra lo assiste anche male.
LAMELA 4,5
Non becca una palla, non azzecca un dribbling e si merita l’espulsione per aver scalciato Chiellini da terra. Però, lo confessiamo, il votaccio è più per quanto scritto prima che per questo, perché quando uno come Chiellini ti tira giù a palla lontana poi se la cerca pure.
BOJAN 4
Impalpabile, ma anche mal servito e assistito.
BORINI, GRECO E PERROTTA sv
Entrano a partita già decisa.
LUIS ENRIQUE 5
Se la squadra perde 3-0 merita l’insufficienza pure lui, anche se siamo convinti che nella debacle di ieri non abbia grandi colpe e che questa sia arrivata più per un calo mentale del gruppo, reduce da un mese e mezzo in cui non aveva sbagliato quasi nulla. E’ un peccato e dispiace che sia accaduto proprio contro la Juve, però può capitare. A patto di ripartire subito, però.
LE PAGELLE DI ROMA-CESENA 5-1
di Franco Bovaio

STEKELENBURG 7
Un’uscita eccezionale su Eder che vale come un gol. Ottimo anche nell’ordinaria amministrazione.
ROSI 7
Una bella partita per questo ragazzo che sta crescendo moltissimo.
HEINZE 6,5
Sempre attento ed efficace, meno che in occasione del gol di Eder, che si infila tra lui e Taddei.
JUAN 7
Non sbaglia nulla e segna anche un gol. Cosa chiedergli di più?
TADDEI 6,5
Una buona partita. Sta vivendo una seconda giovinezza e tutta la Roma ne beneficia. Spalletti diceva: “Prima do’ la maglia a Taddei, poi faccio la formazione”. E’ così.
PJANIC 8
Un grandissimo centrocampista. E che gol strepitoso, con quelle due botte (destro-sinistro) che hanno annichilito Antonioli.
GAGO 7
Non fa rimpiangere De Rossi e ha tanta qualità nei piedi. Fa correre il pallone, più che correre lui, ma Liedholm diceva che è importante così.
GRECO 7
Tanta corsa e sostanza, compreso l’assist a Borini per il 3-0. E’ una presenza costante ed efficace per la squadra.
LAMELA 8
Spacca sempre l’azione e offre due assist al bacio a Totti, il primo dei quali di tacco. Sarà lui, fra cento anni, il vero erede del capitano.
TOTTI 10
Record di gol segnati in campionato con una sola squadra strappato a Nordahl (211 per il capitano, 210 per il “pompiere”) e un’altra prestazione da incorniciare. E’ il migliore di sempre e merita dieci, come il numero che porta sulla maglia. Quello che indica sempre il massimo.
BORINI 8
Un attaccante moderno e sempre in movimento, ma che sa come fare gol, facendosi trovare sempre al posto giusto. Ottimo.
BOJAN 6,5
Entra bene nella partita, si procura un rigore (non visto) e si vede negare il gol solo da una bella parata di Antonioli.
VIVIANI 6,5
Il ragazzino è bravo e Luis Enrique fa bene a mandarlo dentro a risultato acquisito. Sono minuti che gli servono per fare esperienza e crescere.
KJAER 6
Ogni tanto dà l’impressione di sbandare, ma nel complesso bene.
LUIS ENRIQUE 8
Cinque vittorie consecutive (Coppa Italia compresa) e una squadra che va a mille. Sta cominciando a raccogliere i frutti del tanto lavoro svolto e di quanto seminato. La gente ha avuto pazienza ad aspettarlo e ora viene ripagata. Indovina la formazione, con Borini al posto di Bojan e la coppia Heinze-Juan e anche i cambi. Ottimo. Avanti così.
GIOVANNI FLORIS: "A LUIS ENRIQUE VA DATO UN OBIETTIVO: SPETTA ALLA SOCIETA' FARLO. TOTTI E' UN AUTENTICO LEADER".

Nella trasmissione “Bar Forza Lupi”, condotta da Massimo D’Adamo, Cindy Simonacci e Antonella Coricello, su Centro Suono Sport 101.5 fm, è intervenuto il giornalista Giovanni Floris, conduttore di “Ballarò” su Rai3 e autore del libro “Decapitati”.
Perché abbiamo la classe dirigente che non meritiamo?
Perché l’abbiamo scelta noi e l’abbiamo scelta male. Poi, dopo averla scelta, non abbiamo fatto nulla, per cambiarla. Alla fine, è caduta da sola. Ora, ci sono i professori che proveranno a risollevare la situazione economica del nostro Paese. Ma, è una situazione transitoria. Presto arriveranno altri capi.
Nel libro affronti la questione della crisi di leaderschip che ha letteralmente decapitato l’Italia.
Parlando di leader, fai l’esempio di Totti nel calcio…
Totti è un vero leader, perché ha con sé una squadra, una tifoseria e una città. E’ il re di Roma, il Capitano indiscusso dei giallorossi, perché, scegliendo di giocare nella squadra della sua città, ha vinto poco, di certo molto meno di quello che avrebbe potuto vincere altrove. Anche gli italiani hanno imparato ad amarlo, perché è simpatico, intelligente e sa farsi perdonare tutto. Per restare a Roma ha rinunciato a tanto: ha avuto molto, ma forse ha dato di più.
Che caratteristiche ha il leader nel calcio?
Bisogna distinguere tra giocatori forti e giocatori leader. Essere il leader della propria squadra è diverso dall’essere un grandissimo campione. Implica appartenenza ad un gruppo, accettandone anche i limiti. Vuol dire prendersi la responsabilità di modificarne le sorti con la propria guida. Baggio, ad esempio, è stato un grandissimo campione, ma ha giocato in tantissime squadre, mettendo il suo talento al servizio di tanti gruppi, non di uno solo: e questo, in uno spogliatoio si sente. Pelè è stato forse il più forte di tutti, l’atleta perfetto, ma in quel Brasile il leader era Garrincha. Maradona è stato, invece, un grande leader, pur nella sua imperfezione: tanto eccessivo nella sua vita privata, quanto amato dai suoi compagni di squadra; un vero trascinatore.
Tornando alla Roma, di cui notoriamente tu sei un tifoso, in molti pensano che il più grande leader sia stato Paulo Roberto Falcao. E’ così?
Falcao è stato il leader assoluto della Roma nei primi anni Ottanta, finché ha deciso di non calciare un rigore nella finale di Coppa dei Campioni contro il Liverpool. Da quella sera un’ombra è calata sul Divino. Falcao era stato capace di sollevare una squadra, dandogli una mentalità vincente. Una presenza dominante in campo e anche nel cosiddetto spogliatoio. Ma, si tirò indietro nella partita più importante. Non importa perché lo fece. Lo fece. Da quel momento, squadra, società e tifosi gli voltarono le spalle. Un leader deve esserci sempre e deve dire sì al momento giusto.
Nella Roma attuale chi ha la leaderschip?
La Roma ha un problema: la mancanza di un obiettivo. Come risolverlo? La dirigenza deve farsi leader e dare all’allenatore un obiettivo. E’ questo che a Luis Enrique manca. Lui non è dipendente dal risultato. Invece, un obiettivo gli va dato. Magari non raggiungibile il primo anno. Ma un obiettivo deve esserci!
GAUTIERI: "LUIS ENRIQUE VA AIUTATO, MA ANCHE LUI DEVE MIGLIORARE. SBAGLIATO CAMBIARE SEMPRE SQUADRA E RINUNCIARE A TOTTI"

Nella trasmissione “Bar Forza Lupi”, condotta da Massimo D’Adamo, Cindy Simonacci e Antonello Coricello, su Centro Suono Sport 101.5 fm, è intervenuto Carmine Gautieri, ex calciatore della Roma e attuale allenatore del Lanciano in Lega Pro.
Sei stato a Roma due stagioni, dal 1997 al 1999, fortemente voluto da Zeman. Che esperienza è stata per te?
Roma è bellissima quando arrivi come calciatore, tristissima quando vai via. Lunedì sarò allo stadio Olimpico a vedere Roma-Juve con mio figlio che è un tifoso giallorosso più acceso di me.
Un paragone tra Zeman e Luis Enrique?
Zeman gioca un calcio sempre offensivo e punta molto sui tagli. Luis Enrique cerca di fare possesso palla, ma senza verticalizzare. Il tecnico spagnolo è in difficoltà, ma bisogna dargli tempo. Porta una mentalità nuova, viene da una cultura diversa; c’è bisogno di aiuto da parte di tutti: società, giocatori, tifosi.
Luis Enrique cambia sempre squadra e spesso ruolo ai giocatori. Cosa ne pensi?
Penso che si debba dare continuità ad una squadra, cercando di non fare troppi cambi. Secondo me, Luis Enrique è convinto di non avere campioni in squadra e invece li ha.
Il tecnico della Roma sembra affidarsi più ai giovani che ai giocatori d’esperienza…
La Roma ha tanti giocatori giovani di grandissima qualità, che in futuro potranno fare grandi cose. Ma, a Totti non rinuncerei mai. Neanche a Perrotta. Ci vuole un giusto mix tra giovani e giocatori d’esperienza.
Roma-Juve: il tuo ricordo?
Indelebile nella mia mente è l’episodio del fallo da rigore su di me ad opera di Deschamps. Perdevamo due a zero. Paulo Sergio accorciò le distanze, ma non ci fecero più giocare. Il fallo di Deschamps fu molto duro, da ricovero in codice rosso all’ospedale; rigore evidente per tutti, ma non per l’arbitro. In seguito, certe situazioni che sono venute alla luce hanno spiegato perché quel rigore non potevano darcelo: quella Juve doveva vincere e la Roma dava fastidio!
"Se potessi, ti regalerei l’elisir di lunga vita…calcistica!
Buon compleanno, mio Capitano!"
di Massimo D'Adamo

27 Settembre 2011
Caro Francesco, cosa augurarti in questo giorno?
Come recitavi in uno spot, la tua vita è tutta un dieci. Davvero non saprei cosa chiedere di più per te…
E allora, forse un po’ egoisticamente, un pensiero va all’altra tua vita, quella calcistica, anch’essa tutta da 10.
Non hai vinto il Pallone d’Oro, è vero: ma quella è "politica", un premio assegnato da chi il calcio magari non l’ha neanche giocato. Chi di calcio se ne intende davvero, ti considera ancora fra i migliori calciatori in Europa e nel Mondo: ricordi cosa hanno detto di te Pelè e Maradona? E poi ci sono i numeri che parlano per te: 207 gol in campionato dicono che sei il miglior marcatore italiano in attività e il quinto di tutti i tempi. Anche se
Un record eccezionale, se si pensa che non sei il classico centravanti, un numero 9, tanto per intenderci. Ma, c’è di più. Mentre i grandi cannonieri della storia vengono ricordati per la bellezza di un gol in particolare, per te, invece, c’è l’imbarazzo della scelta. Provo a ripercorrere con l’ausilio dei filmati , uno ad uno, tutti i tuoi gol. Quale il più bello? Il pallonetto a Julio Cesar a San Siro(Inter-Roma-2-3)? O quello a Peruzzi nel derby (Lazio-Roma-1-5)? La serpentina alla Sampdoria, partendo da centrocampo, all’Olimpico (2-0, stagione 2003/04)? O, sempre alla Samp, il tiro al volo di sinistro a incrociare, che fece alzare in piedi ad applaudire il pubblico di Marassi (2-4, stagione 2006/07)? E, a proposito di tiri al volo, dove li mettiamo quelli all’Udinese, serviti per ben tre volte, a domicilio e in trasferta? E ancora: la "danza sul pallone" al Toro in celeste all’Olimpico (1-0, 6 gennaio 2002)? Persino i tuoi gol su rigore hanno il copyright (cucchiaio a Van der Sar agli Europei del 2000). L’ elenco potrebbe continuare. Scorrendolo, mi meraviglio ancora una volta. Vorrei che le tue giocate non finissero mai. Merce rara. A volte, penso… perle ai porci… Ma, è un attimo. Su tutto prevale l’orgoglio di sapere che sei il Capitano della squadra per cui tifo, quella che rappresenta la mia Città. Il giocatore che ho visto bambino, che ho coccolato, che ho visto crescere e affermarsi, sempre di più, sempre più su: a Roma, in Italia, nel mondo. Il giocatore che, chissà perché, a volte devo difendere a spada tratta. Che… guai a chi ti tocca! Perché sei uno di noi. Perché sei il calciatore italiano più forte. E giochi per me! Per la mia squadra del cuore!
Per tutto questo, e altro ancora, caro Francesco, se potessi, ti regalerei l’elisir di lunga vita…calcistica!
Perdonami, per quel po’ di egoismo…sai… amo la Roma…proprio come te!
Buon compleanno, mio Capitano!
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La Roma vince il derby anche su Facebook

La
Roma
vince il derby anche su Facebook.
400.600
utenti del famoso social network hanno
infatti dichiarato nel proprio profilo di
essere
romanisti. I
laziali?
Sono
soltanto
58.000!
E' quanto ha scoperto uno studio della
´77Agency, agenzia di new media marketing,
eseguito con ´Facebook Stats´, la prima
applicazione Facebook in grado di
targetizzare i gusti e le passioni degli
italiani. L'applicazione, totalmente
gratuita, è disponibile per il download
negli Apple App Store.
A proposito di…
QUELLI CHE DICONO IL FALSO A ROMA
Di Massimo D’Adamo
Indovinello: qual è la materia che i laziali non conoscono o che fanno finta di non conoscere? Risposta facile: la storia! Quella del calcio, in particolare. Fatta di numeri, che non ammettono interpretazioni. Incontrovertibili. Parliamo di date storiche e di statistiche, quali vittorie ottenute, gol fatti, rigori assegnati. Il punto è che loro, i biancocelesti, proprio non ne vogliono sapere di questi numeri “documentati” e “certificati” (nei libri, sui giornali, persino in atti ufficiali). Il motivo? Semplice: la storia gli dà torto! Li vede sconfitti su tutto il fronte. Meglio allora negarla, manipolarla. Meglio affidarsi a slogan, che suonano quasi come una protesta contro un destino avverso.
L’ultimo in ordine di tempo: “Rigore per la Roma!” Con questo slogan i laziali protestano contro gli arbitri, colpevoli, a loro avviso, di concedere troppi penalty a favore della Roma, soprattutto nei derby. Peccato, però, per loro, che i numeri dicano il contrario. E cioè, che nei derby di campionato, sino ad oggi, sono stati assegnati 31 rigori, di cui 16 (dunque, la maggioranza) alla Lazio. Un dato sorprendente, che stride con quello relativo alle vittorie: in 134 derby giocati, 47 sono state le vittorie della Roma, 33 quelle della Lazio (164 i gol della Roma, 128 della Lazio). Insomma, la squadra biancoceleste è storicamente più debole, ma ha avuto più rigori della Roma. Non è strano o, perlomeno, curioso?

Un’altra tesi dei sostenitori biancocelesti (ma, forse, dopo l’ultimo derby, non l’ascolteremo più…) riguarda il Capitano giallorosso: “Totti non è mai decisivo. Quando gioca, la Roma non vince”. Ancora falso. Possiamo tranquillamente dire che risulta più accreditata la banconota da 5 euro con il volto del Capitano, messa in circolazione dopo la quinta vittoria consecutiva della Roma sulla Lazio, di questa considerazione, smentita categoricamente dalle statistiche. Francesco Totti è il calciatore che in assoluto ha giocato più stracittadine: 35 (compresa un’amichevole). E’ anche quello che ne ha vinti di più: 12. Con la doppietta realizzata nell’ultimo derby (passato ormai alla storia con diversi appellativi, come “Il Derby del Capitano”, “Totti-Lazio-2-0”, “Il derby della Manita”) sono 8 i suoi gol alla Lazio, che lo rendono il secondo miglior realizzatore in questa sfida, ad una sola rete di distanza dai romanisti Da Costa e Delvecchio. Ma, c’è di più: a questi 8 gol del Capitano hanno fatto seguito 4 vittorie della Roma e 3 pareggi. Ciò significa che, quando Totti segna, la Roma non perde. Chiaro ‘sto fatto?
Infine, la Grande Bugia. Il peccato originale. “La lazio è la squadra che ha portato il calcio a Roma”. E’ lo slogan per antonomasia dei biancocelesti. Il loro cavallo di battaglia. Purtroppo (sempre per loro!), un clamoroso falso. Neanche una leggenda, ma una vera e propria patacca. Lo dice la storia. Quella vera, realmente accaduta e raccontata da libri, riportata da giornali dell’epoca e documentata da atti ufficiali. Basterebbe ricercare, leggere, ascoltare. Ma si sa, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. Ecco le “prove” allora: documenti e testimonianze. Citiamo qui un paio di opere. Gli autori sono al di sopra di ogni sospetto, ovvero, tanto per intenderci, non sono romanisti, ma semplicemente ottimi professionisti. Da “Pionieri del calcio romano” (Marco Impiglia, Edizioni La Campanella) riportiamo testualmente: “Dopo l’esibizione di Roma, la FGNI (Federazione Ginnastica Nazionale Italiana, che era un po’ il CONI dell’epoca e aveva la sua sede nella Capitale) invitò le società affiliate a formare sezioni per il “giuoco del calcio” ed il “giuoco della palla vibrata”…L’invito venne subito accolto dalla “Società Ginnastica Roma”, che aveva il prof. Guerra nel suo comitato tecnico. Nel novembre 1895 la “Roma”, che in quel periodo era presieduta da Ernesto Nathan, cominciò le esercitazioni di football nel piazzale della pista del Velodromo. I bravi ginnasti misero tutto il loro impegno per riuscire a venire a capo del complesso regolamento e delle altrettanto complesse traiettorie della sfera. Certo i muscoli di ferro di cui disponevano poco giovavano a smussare le ruvidezze dei piedi. Era, tuttavia, l’inizio di una storia: anche nella Capitale una società sportiva si avvicinava , per la prima volta, alla pratica del calcio”. Nelle note, si legge che questa informazione è stata fornita all’autore dal giornalista e ricercatore Maurizio Romanato, che l’ha tratta dal Corriere del Polesine del 30 novembre del 1985: “La Società Ginnastica Roma ha per iniziativa della Federazione incominciato le esercitazioni al football nello splendido piazzale della pista Velodromo Roma gentilmente concesso dai proprietari Fossati e Bretoni ed i bravi ginnasti che vi prendono parte mettono tutto il loro impegno per ben riuscirvi”. Proseguendo nella lettura, apprendiamo che: “sorta nel 1885 (ma con fondazione ufficiale risalente al 5.6.1890 per opera del generale Menotti Garibaldi, figlio di Giuseppe Garibaldi) la “Roma” era di gran lunga la società sportiva più attiva nella Capitale”. Ma non era la sola. C’erano pure il “Football Club di Roma” (fondato nel luglio del 1896) e lo “Sporting Club Roma” (sorto il 31 maggio 1897). La Ginnastica Roma, il Football Club e lo Sporting giocarono il “Campionato del Lazio di Calcio”, programmato per il 7 maggio 1899, ma poi rinviato, causa mal tempo, a domenica 21 maggio. Si giocò a Villa Pamphili, in palio una coppa d’argento offerta dal Comune. Fu vinto dalla Ginnastica Roma, che in finale prevalse sul Football Club “in un match che, in retrospettiva, può essere considerato il primo derby romano della storia”. A supporto ed a corredo di quanto scritto, vengono riportati gli stemmi delle società e documenti, quali, ad esempio, il diploma della squadra vincitrice del Campionato del Lazio di Calcio 1899 (depositato presso l’Archivio della S.G.Roma). Un’altra testimonianza ci arriva dal bel libro “E arrivarono i bersaglieri. I primi trent’anni di Roma Capitale” (Sergio Valentini, La Lepre Edizioni), fresco di stampa (è uscito da pochi giorni nelle librerie). Scrive l’autore: “Il 29 maggio del 1899 ai “Giuochi Ginnici di Villa Pamphili” debuttò a Roma il football, ossia il giuoco del calcio…Vinse la partita inaugurale lo Sport Club Roma per 2-1 sulla Ginnastica Roma”. L’evento è commentato da “Il capitan Fracassa” (Roma, 3 giugno 1899), nelle lettere aperte del “Fieramosca” (28 luglio 1899) e da un maestro del primo giornalismo sportivo, Marcello Gallian (“Storia dello sport italiano”, Roma 1920). Sul finire del secolo XIX, dunque, Roma aveva tre squadre di football: Ginnastica Roma, Football Club Roma e Sporting Club Roma. La Società Podistica Lazio venne dopo e… non potè chiamarsi “Roma”! |
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(Sopra: comunicazione della costituzione della Società Ginnastica Roma, la prima società a giocare il calcio a Roma: già dal novembre del 1895).
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