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BORRIELLO, UNA VITA ALL’ATTACCO

di Franco Bovaio
Quando Marco
Borriello veniva alla luce nel quartiere
napoletano di San Giovanni a Teduccio
l’Italia di Bearzot e Zoff, Paolo Rossi e,
soprattutto, Bruno Conti pareggiava 1-1 col
Perù la seconda gara del girone iniziale dei
Mondiali di Spagna ‘82, che poi avrebbe
trionfalmente chiuso da Campione del Mondo.
Anzi, quel 18 giugno proprio Brunetto nostro
segnava un gran gol di sinistro ai
peruviani. In casa Borriello nessuno poteva
immaginare che anche il neonato Marco un
giorno si sarebbe fatto strada nel mondo del
calcio proprio grazie a quel piede sinistro
potente e preciso che lo ha aiutato a
diventare uno degli attaccanti più forti dei
nostri tempi. Un sinistro che, dopo la sua
prima tripletta in A, rifilata all’Udinese
il 26 settembre del 2007, ad un mito del
passato come
Boninsegna fece dire: “Borriello mi
ricorda il Gigi Riva prima maniera, mio
compagno nel Cagliari e in nazionale, perché
tutti e due usano il destro solo per
scendere dalla macchina, ma il sinistro gli
basta per segnare gol a raffica. E poi lui è
molto forte e potente ed è anche abile nel
gioco aereo”. Per non parlare del rosso e
del blu, aggiungiamo noi, due colori che
messi insieme videro Riva trionfare con la
maglia del Cagliari e Borriello affermarsi
definitivamente con addosso quella del Genoa
nel 2007-08. In quel campionato segnò 19
reti piazzandosi al terzo posto della
classifica marcatori dietro a Del Piero (21
gol) e Trezeguet (20). Memorabile la
doppietta del 13 gennaio all’Olimpico contro
la Lazio che consentì al Genoa di espugnare
il campo biancoceleste dopo quasi cinquant’anni.
Grazie all’ottima annata in Liguria
conquistò la sua prima convocazione in
nazionale e i giudizi favorevoli di un altro
grande bomber del passato,
Roberto Pruzzo:
“Borriello ha una gran tecnica e una grande
fisicità, che lo fa essere molto potente. Ha
un buon fiuto del gol ed è un attaccante che
fa reparto da solo, perché lui la palla se
la va a cercare, non l’aspetta”. Insomma,
per i grandi bomber del passato il neo
giallorosso è davvero un attaccante
speciale, a patto, però, di farlo sentire
importante e giocare per lui. Proprio come
accadde in quella splendida stagione
genoana, nella quale divenne il valore
aggiunto della squadra. Il Genoa poi lo
cedette al Milan per
7 milioni e
mezzo di euro più la comproprietà di Di
Gennaro. Un infortunio al menisco lo bloccò
nel ritiro estivo e fu il preludio ad una
stagione piena di guai, nella quale fu
fermato anche da uno stiramento alla coscia
(novembre 2008) e da un’operazione ad una
cisti mio tendinea al flessore destro
(febbraio 2009). Nel 2009-10 è tornato in
campo con la fiducia di Leonardo e alla
fine, con 15 gol, è risultato il miglior
marcatore milanista insieme a Ronaldinho. A
Roma sogna di ripetere quel campionato col
Genoa, vissuto tra la fiducia e il consenso
generale. Se li ritroverà, nelle aree di
rigore avversarie ne vedremo delle belle.
Potete scommetterci.
FILO ROMASOFIA
di Cindy Simonacci

L’uomo è per sua natura guidato dall’istinto
di sopravvivenza e da quello di
sopraffazione: “l’uomo è un lupo per l’uomo”
e non c’è amicizia o amore che tenga...il
“lupo” in questione è
Francesco Antonioli.
Ebbene sì, il portiere ormai quarantenne ha
dimostrato all’Olimpico intero che, non solo
non ha ancora alcuna intenzione di appendere
i guanti al chiodo, ma anche che il passato
che lo ha legato alla squadra giallorossa
con tanto di scudetto vinto nel 2001, non
può affatto influire sulle sue prestazioni.
Certo, gli amanti del calcio sarebbero
orgogliosi della partita giocata dal
portiere lombardo, innalzerebbero la
bandiera della professionalità e della
correttezza. Noi però siamo tifosi, non
siamo amanti del calcio, o almeno lo siamo
così a tempo perso e non quando gioca l’A.S.
Roma...e allora vedere “Batman” Antonioli
esaltarsi ad ogni parata fatta sul Capitano
o su Jeremy ci fa arrabbiare, per usare un
eufemismo.
Sicuramente nessuno di noi si sarebbe
aspettato di vedere la porta del Cesena
sguarnita o con un fantoccio, sia mai...noi
siamo abituati a giocare 11 contro 11 (anche
se a lungo abbiamo affrontato squadre
composte da 11 giocatori più 1 vestito di
giallo o di nero, ma questa è un’altra
storia...). Però vedere Antonioli che, detto
tra noi è un buon portiere ma non è
esattamente il miglior al mondo, intervenire
provvidenzialmente sul cross di Taddei ed
essere poi subito pronto a rialzarsi per
parare il tiro di Vucinic, ci ha lasciati, a
dir poco, sgomenti. Perché? Beh, quaranta
anni sono tanti, si dovrebbe sentire un po’
la pesantezza sulle gambe, un po’ di
affaticamento alla schiena, e invece no. Il
portiere-pipistrello per istinto di
sopravvivenza, ha danneggiato gli altri e
cioè Totti e compagni, per soddisfare quello
che è il suo desiderio principale, ossia
mantenere il posto da titolare nella sua
squadra.
Bisogna allora capire che non vi sono amici o “ex” che
strizzano l’occhio, non esistono per noi
squadre satellite, ma noi non vogliamo tutto
questo...anche se, caro “Batman” Antonioli,
qualche volta può anche capitare di farsi
passare la palla tra le gambe!
SCOMMESSE: PER LO SCUDETTO TORNA IL MILAN,
ROMA PIÙ LONTANA
Il Milan vince e convince anche senza
Ibrahimovic in campo. Il 4-0 rifilato al
Lecce nella prima di campionato, ha convinto
i bookmaker esteri - assieme all'arrivo
dello svedese - che i rossoneri possano
essere la rivale più pericolosa per l'Inter,
in campo stasera col Bologna e favorita per
lo scudetto a 2,00. La quota tricolore del
Milan è scesa da 5,00 a 3,00. Mezzo passo
falso della Roma e stecca della Juve
all'esordio, ma le quote di giallorossi e
bianconeri tengono e vengono ritoccate di
poco. La Roma campione sale da 6,00 a 6,50,
i bianconeri passano da 6,00 a 7,50.
Fiorentina e Napoli, che hanno pareggiato
all'esordio, vengono appaiate dai bookie a
quota 41,00
(Agipronews)
INTERVISTA ESCLUSIVA A
GIORGIO
ROSSI

Nel giorno in cui la Roma compie 83 anni di
vita, affidiamo a Giorgio Rossi il compito
di ripercorrerne alcuni momenti. Amarezze
e gioie. Aneddoti e
retroscena raccontati dal Massaggiatore, un
personaggio amato e rispettato da diverse
generazioni di calciatori e allenatori. Un'
istituzione. Un pezzo da cinquanta della
storia romanista. Tanti sono i suoi anni di
militanza giallorossa.
Tanti sono i
ricordi, che porta nel cuore, e subito torna
alla mente la grande delusione di Roma-Lecce.
Quello è uno
dei più grandi rimpianti. La sconfitta per
3-2 contro il già retrocesso Lecce è stato
un duro colpo. Mi ricordo che il portiere,
Negretti, fece una grandissima prestazione
contro di noi, per poi scomparire negli anni
a seguire.
E’ stata più dura Roma-Lecce o Roma-Sampdoria della scorsa stagione?
Anche la
sconfitta contro i blucerchiati è stata
un’enorme delusione, perdere contro di loro
ci ha ammazzati. Poi ricordo con molta
sofferenza la partita contro il Liverpool.
In quel caso la fortuna non ci ha assistiti:
Pruzzo alle prese con una colica renale e
Maldera assente per squalifica; la Roma
perse un’occasione irripetibile.
Molte però
sono anche le gioie che la Roma le ha
regalato.
Innanzitutto,
i due scudetti vinti. Ma, anche
l’inaspettata Coppa Italia, conquistata
nella stagione 1985-‘86 da Eriksson: quella
è stata una vittoria indimenticabile.
Quest’anno,
per la prima volta, non ha potuto seguire la
squadra nel ritiro estivo.
Purtroppo, ho
avuto alcuni problemi di salute, che mi
hanno impedito di andare con i ragazzi a
Brunico. Però, ho un bel ricordo di
Ranieri, ancora giocatore, in ritiro con i
giallorossi. Claudio nasceva attaccante, ma
quanti goal si mangiava! E fu così che
mister Trebiciani pensò bene di arretrare la
sua posizione in campo...
Un altro
allenatore con il quale lavorò è Zdenek
Zeman, ora di nuovo impegnato sulla panchina
del Foggia.
Zeman è un
grande: alla Roma lui faceva tutto e faceva
lavorare tantissimo i suoi giocatori, al
punto che Di Biagio spesso lo prendeva in
giro per quell’apparecchio per contare i
tempi, che il Boemo aveva sempre con sé.
“Ammazzava” i suoi giocatori, ma in campo
come volavano! Aveva poi un rapporto
speciale con Totti: Francesco era il suo
“cocco”, ma non gli risparmiava niente.
Anche lui, come tutti i suoi compagni, era
costretto a faticare sui gradoni di Trigoria.
A proposito
di Totti, si è spesso detto che è uno che si
allena poco.
Niente
affatto. Francesco è un gran lavoratore.
Certo nella sua carriera ha preso troppe
botte, a giocatori come lui la palla non
riesci a toglierla se non con i falli.
Francesco
duetterà in attacco con il nuovo acquisto,
Adriano. Lei come vede il brasiliano?
Ho avuto modo
di conoscerlo a Trigoria, e penso proprio
che tornerà ad alti livelli. E’ un ragazzo
molto simpatico: scherzandoci, gli ho dato
la foto di Petruzzi, e gli ho detto “Guarda
che ancora ti sta cercando, non t’ha preso
quella volta all’Olimpico e ancora è lì che
ti cerca!”.
Un' ultima
battuta sul suo amico Bruno Conti. Si è
vociferato di un suo possibile
allontanamento dalla Roma.
Bruno non
lascerà mai la Roma. C’è stato probabilmente
qualche malinteso, ma lui vuole troppo bene
a questa squadra.
(esclusiva www.barforzalupi.it)
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I TIFOSI DELLA ROMA
"In questi anni ho capito che
nel calcio esistono i
tifosi ed esistono i tifosi della Roma.
Una categoria a parte, gente di altro
spessore. I nostri sostenitori
non fanno il tifo,
sono innamorati della Roma. E l'amore
ti porta a fare cose che razionalmente non
pensi mai di fare. A me piace. E in questo
contesto vanno accettate anche le
contestazioni. L'amore e l'astio di un
innamorato. L'orgoglio romano è simile a
quello mio, calabrese. Negli anni sono
cambiati i nostri tifosi, sono più maturi.
Basta vedere come si considera il derby: il
laziale vede quello e basta, noi andiamo
oltre".
(SIMONE
PERROTTA)
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FILO ROMASOFIA
di Cindy Simonacci

“Se ad
alcuno ciò che ha non gli sembra più che
abbondante, sia pure il signore del mondo, è
un infelice”
Epicuro
Siamo 20.000 qui al Bentegodi.
Ti guardi intorno e vedi le solite facce,
quelle che ti hanno accompagnato ogni
domenica allo stadio. Non poteva mancare
nessuno e così è stato: l’intera Curva Sud
si è spostata, unita e compatta, e ha
colorato di giallorosso lo stadio e tutta
Verona.
Abbiamo una sola prerogativa:
seguire la nostra Roma. Allora, mentre
l’intera città ancora dormiva, per noi la
sveglia è suonata presto domenica mattina.
Sotto la pioggia, abbiamo intrapreso il
nostro viaggio. Le soste agli autogrill, gli
sguardi dei tifosi, i caffé per rimanere
svegli, il giornale sotto braccio, il
viaggio è lungo. Ma quanti siamo!?
L’emozione cresce quando leggiamo “Mantova”
sui cartelli: ci rendiamo conto di essere
quasi arrivati, perché è in quella città che
Romeo cercò rifugio, dopo essere scappato da
Verona, e, quindi, non deve essere poi così
lontana...La nostra esatta deduzione
letteraria (poiché la geografia è veramente
difficile da ricordare, meglio puntare su
Shakespeare!) viene confermata dalla coda
formatasi in prossimità del casello:
finalmente siamo arrivati e tutto intorno a
noi è giallorosso.
Una piacevole passeggiata
sotto il sole, perchè evidentemente qui
sanno che la primavera è arrivata da un
pezzo...ed eccoci tornati all’inizio di
questa storia: siamo 20.000 qui al Bentegodi.
Novanta minuti di cori e di abbracci, di
sguardi speranzosi, increduli e poi tristi,
sconfitti e poi stanchi, ma sempre
sorridenti. Abbiamo vinto anche questa
battaglia, ma sono i nostri rivali ad aver
vinto la guerra. Il goal di Milito ha forse
distrutto il bimbo che ancora non sa cosa
significhi tifare la Roma. Lo sa bene invece
la Curva Sud, che, con uno striscione che
certo rimarrà alla storia, ha comunicato a
tutto il mondo il sentimento giallorosso:
CHI TIFA ROMA NON
PERDE MAI! Questa è la nostra
filosofia, e c’è chi ancora non la
comprende.
Epicuro ci ha insegnato a
compiacersi, accontentarsi e godere di ciò
che si ha, poiché, a desiderare sempre di
più, si finisce ad essere perennemente
insoddisfatti.
Noi abbiamo
la Roma e ce la godiamo sempre e comunque.
A noi basta
questo.
Noi siamo
felici così.
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POST IT
info@barforzalupi.it

"20.000
tifosi a Verona a vedere la partita, 3.000 a
Fiumicino ad aspettare i giocatori. Abbiamo
fatto un figurone come tifoseria e come
squadra. Con le dichiarazoni di De Rossi,
Perrotta e Ranieri sull'Inter vincitrice
abbiamo dimostrato di saper perdere. Mentre
loro con lo striscione su Totti esposto nel
giro di trionfo hanno dimostrato di non
saper vincere e con la piazza già vuota a
mezzanotte di non saper nemmeno festeggiare.
Oggi più che mai: orgogliosi di essere
romanisti". |
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FILO ROMASOFIA
di Cindy Simonacci

“Quel
che si fa per amore, è sempre al di là del
bene e del male”
F. Nietzsche
Difficile è dare una
spiegazione razionale quando si agisce per
amore. Non sempre ci si comporta in modo
corretto e giusto, ma spesso lo si fa
incondizionatamente. Quando ci si accorge
che un uomo agisce guidato dall’amore allora
si può, anzi si deve cercare di comprendere
il sentimento che lo ha portato a quel
punto.
L’oramai troppo famoso calcio
di Totti a Balotelli è un chiaro esempio di
cosa un uomo è capace di fare nel momento in
cui un altro attacca i suoi valori e i suoi
amori. Noi non lo giustifichiamo, ma lo
comprendiamo, poiché seppur anti-sportivo e
poco educativo, quel calcio è stato un modo
di rispondere a delle provocazioni che con
il gioco del pallone hanno poco a che fare.
Totti sapeva di essere ripreso e di essere
osservato da milioni di occhi, e nonostante
ciò qualcosa di impetuoso ed irrefrenabile
lo ha colto per un momento e lo ha guidato a
compiere quel gesto: quel qualcosa si chiama
amore. Amore per la propria città e amore
per il suo popolo.
Lo stesso popolo che domenica
prossima migrerà a Verona per seguire Totti
e compagni nell’ultima partita di questo
campionato. Migliaia di tifosi giallorossi
percorreranno 500km guidati da quell’eterno
legame con la Roma che va sempre al di là
del bene e del male. Le possibilità di
vincere lo scudetto sono remote e nonostante
ciò l’amore dei tifosi verso la loro Roma è
inesauribile, incontenibile,
incommensurabile.
E’ complicato spiegare in
modo razionale l’origine di questa passione,
è più semplice invece cogliere quei gesti
che ne conseguono: dalla vena di De Rossi
che pulsa un sangue giallorosso, agli occhi
lucidi di Claudio Ranieri che si commuove
ascoltando il tributo che un intero stadio
gli regala.
E allora, per i tifosi
giallorossi, non vi è posto migliore di
Verona, la città di Romeo e Giulietta, per
far sentire al mondo quelle 100mila voci che
la Roma ha fatto innamorare.
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Roma, l'ex Pellegrini
'Quando salvai la Lazio dalla B'
Il
campionato
1975-76
è quasi anonimo per la Roma, ma drammatico per la Lazio, che lo
vive sempre in zona retrocessione e all'ultima giornata
si trova a lottare con l'Ascoli per evitare quel terz'ultimo
posto che significa serie B. Le due squadre sono
appaiate a 22 punti, e se la situazione rimarrà tale anche dopo
l'ultima partita la Lazio sarà salva per la miglior differenza
reti. Ma di mezzo c'è il particolare che i marchigiani devono
giocare il loro match-salvezza all'Olimpico contro la Roma e il
derby, si sa, è sempre derby. La Lazio, invece, è di scena in
casa del Como, che finirà penultimo, ma che dopo mezzora vince
2-0, mentre al 34' Silva porta in vantaggio l'Ascoli
all'Olimpico. All'intervallo la Lazio è in B, ma nella ripresa
tutto cambia: Giordano e Badiani la portano sul 2-2 a Como e al
21' l'attaccante romanista Stefano Pellegrini fissa il
definitivo 1-1 di Roma-Ascoli. Con quei due pareggi
Lazio ed Ascoli chiudono insieme a 23 punti e in B vanno i
bianconeri.
Come reagirono i romanisti presenti allo
stadio? 'Subito dopo la rete
sull'Olimpico calò il gelo.
Solo un gruppetto di persone in curva nord la festeggiò, ma poi
si venne a sapere che erano laziali venuti a tifare per la Roma.
I nostri tifosi, invece, cominciarono a fischiare e a gridare
anche qualche insulto'. Ma voi, in campo, conoscevate i
risultati degli altri campi? 'Certo, li
vedevamo scritti sui tabelloni. Ma quando giochi non ti metti a
fare calcoli, e se ti arriva la palla giusta l'istinto
dell'attaccante e la professionalità ti portano comunque a
buttarla dentro. Così fu per me, che da romanista segnai
il gol della salvezza della Lazio'.
Se non ci sbagliamo fu anche una bella rete.
'Per me sì, segnai di testa su cross di Morini e torre di
Petrini. Ma era tutta la partita che dicevo al mio marcatore,
Logozzo, di starmi vicino e controllarmi bene, perché se mi
arrivava il pallone giusto avrei comunque segnato'. In pratica
la città visse una settimana identica a questa, con una fazione
del tifo che si trovò a dover sostenere proprio la squadra
avversaria. 'Sì, anche se noi
allora non avevamo particolari esigenze di classifica e quella
partita potevamo vincerla o perderla, mentre oggi la Lazio deve
ancora salvarsi'.
(Fonte: Il Tempo)
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FILO ROMASOFIA
di Cindy Simonacci

DERBY SOCRATICO
Noi romanisti siamo sportivi...pensiamo alla nostra grande Roma
e ci disinteressiamo dei proBlemi altrui...ed è per questo che
oggi credo sia il caso di “onorare” gli sconfitti, mettendo in
scena un dialogo socratico, con protagonisti un tifoso
giallorosso ed uno biancoceleste.
Il dialogo era lo strumento attraverso il quale Socrate
analizzava la realtà e cercava di dare risposta ai quesiti
principali che preoccupavano l’essere umano. Di problemi da
risolvere i tifosi laziali ne hanno molti. Noi tenteremo di
aiutarli a chiarirne alcuni, quali l’Idea di Capitano, l’Essenza
del Derby e il Ruolo del Portiere. La verità non sarà data una
volta per tutte, ma sarà sempre oggetto di nuove riflessioni. E
se l’anno prossimo, disgraziatamente, si giocherà ancora il
derby in serie A, allora noi saremo pronti ad affrontare di
nuovo tali questioni. Intanto...
Romanista:
Allora, hai preso tutto?
Laziale:
Sì...pecore e doppietta di Vucinic, per oggi può bastare...
Romanista:
Ma perchè mai eri convinto di poter vincere questo derby?
Laziale:
Dal momento che dopo un quarto d’ora il nostro capitano ci aveva
portati sull’1-0, noi tutti ci credevamo sul serio!
Romanista:
Visto che hai aperto tu questo discorso, mi sapresti dire che
cosa è il Capitano?
Laziale:
Certo! Il capitano è il giocatore più rappresentativo,
quello che incarna i valori della squadra.
Romanista:
Allora mi sapresti spiegare perchè il vostro capitano è Tommaso
Rocchi, un giocatore che ha militato in squadre come Juve, Pro
Patria, Saronno, Como, Treviso, Empoli?
Laziale:
...io non riesco a capire...
Romanista:
Cerchiamo di comprendere meglio insieme. Ti porterò come esempio
Francesco Totti: è romano e romanista; cresciuto nel vivaio
giallorosso, è dal 1992 che indossa la maglia della Roma, con la
quale ha collezionato più presenze e più reti nella storia
giallorossa. Questo è ciò che potremmo intendere per Capitano di
una squadra.
Laziale:
Ah...non c’avevo pensato, io ero abituato ad avere Di Canio come
capitano: lui è laziale, ed è la nostra bandiera, ma ha giocato
più tempo in giro per l’Italia e per l’Inghilterra, che con la
Lazio...
Romanista:
Va bene, allora mi sembra che hai capito cosa significhi avere
davvero Il Capitano.
Laziale:
Si, certamente.
Romanista:
Quindi torniamo al derby. Dicevi che avevate sul serio creduto
di poter farci “lo sgambetto” vincendo questo derby. Poi però,
che è successo al momento del rigore di Floccari?
Laziale:
Beh, lui aveva detto: «alla Roma ci penso io» e noi ci siamo
fidati.
Romanista:
Ed è qui che vi siete sbagliati, cari laziali! Il
Derby non è la partita dei singoli, il derby è la partita di una
squadra intera, di tutta la società, e di tutti i suoi tifosi.
Nel Derby quello che conta è avere un gruppo unito che lotta su
ogni pallone, che non si arrende mai, fino alla fine. Per
vincere il Derby non bisogna vantarsi di esser nati prima e di
aver portato il calcio a Roma, perché l’importante non è essere
i più vecchi, ma essere i più forti!
Laziale:
Ah...però se Floccari avesse segnato, noi saremmo andati sul
2-0, sembravamo i più forti!
Romanista:
Bravo! Sembrare non è Essere: Floccari credeva di essere il più
forte, ma si sbagliava.
Laziale:
Ma forse, stavo pensando, non è stato lui a calciare male il
rigore, ma è stato J.Sergio bravo a pararlo...
Romanista:
Bravo, fai bene a pensare, e hai ragione: J.Sergio ha fatto il
Portiere e sembra che tu abbia una precisa idea di quello che
dovrebbe fare un portiere. Allora mi sapresti dire perchè
Muslera è rimasto completamente immobile di fronte alla
punizione del Montenegrino che ha regalato la vittoria alla
Roma?
Laziale:
...io non lo so cosa è successo...ho visto solamente che il
nostro portiere si è abbassato per evitare di essere colpito.
Quella non era una punizione, era un missile! Anche la barriera
si è spostata affinché la palla entrasse con più facilità.
Romanista:
Il Portiere, caro laziale, è colui che protegge la propria porta
ed è disposto ad immolarsi anche su un bolide, come quello di
Vucinic. Il Portiere non può avere paura di niente e di nessuno,
perchè è grazie alla sua audacia che la squadra cresce e si fa
coraggio: J.Sergio, parando il rigore, ha dato ai suoi compagni
la forza di reagire.
Laziale:
Ecco perchè siete riusciti a rimontare, è nato tutto da lì...quello
è stato l’inizio della nostra fine.
Romanista:
Esatto, finalmente hai capito! Hai visto il Romanista come è
comprensivo e generoso? Prima vi abbiamo azzannati, ma poi vi
abbiamo spiegato come e perché!Rasserenati e calmati un po’,
poiché, nonostante tu sia laziale e quindi poco abituato ad
assistere a partite di calcio come si deve, il fatto di aver
partecipato a questo derby (perchè l’importante è
partecipare...) ti ha aiutato a comprendere meglio alcune cose
per te difficili da afferrare, non pensi?
Laziale:
Sì, immagino di sì.
Romanista:
Va bene. Però, ora che hai imparato la lezione, vedi di capire
anche che “se alzi gli occhi al
cielo e guardi ‘sta città, è tutta giallorossa e te ne devi annà!”
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ROCCO PAPALEO:
“VI RACCONTO
LE MIE PASSIONI PER LA BASILICATA E PER LA ROMA”.
di Massimo D'Adamo

Basilicata e
Roma, questi gli argomenti che stanno più a cuore all’attore
Rocco Papaleo, da venerdì 9 aprile nelle sale cinematografiche
italiane con “Basilicata coast to coast”, film che segna il suo
debutto da regista.
La
Basilicata.
“Ho voluto dedicare la mia opera prima alla
Basilicata, la terra in cui sono nato e ho vissuto fino ai 18
anni, prima di trasferirmi a Roma. E’ un film fatto con
entusiasmo, in cui ho cercato di riportare ai giorni nostri
esperienze ed atmosfere di quel periodo tra gli anni Sessanta e
Settanta: la Beat Generation, la voglia di viaggiare. Ed è un
film fatto con amici: Alessandro Gassman, Giovanna Mezzogiorno,
Paolo Briguglia e Max Gazzè lo sono, non solo per ragioni di
set, ma anche nella vita”.
Il film
racconta la storia di quattro amici, musicisti amatoriali, che
da Maratea decidono di mettersi in viaggio per partecipare al
Festival del teatro-canzone di Scanzano Ionico, attraversando a
piedi la Basilicata dal Tirreno allo Ionio: appunto “Basilicata
Coast to Coast”.
Una sorta di
road movie, con tanta musica…
“Lo spunto arriva dal ricordo di un
viaggio, che un mio zio fece negli anni Sessanta: con un gruppo
di amici partì in auto da Lauria, il paese della Basilicata in
cui sono nato, per raggiungere Parigi, dormirci una notte e poi
tornare. Ma che viaggio è? Cosa vuol dire? Tutto e niente! Il
viaggio è un percorso ricco di imprevisti e di incontri
inaspettati, che ci consente di misurarci con noi stessi e di
conoscerci meglio”.
Nel film il
viaggio diventa anche un’occasione per scoprire e raccontare la
cultura e il territorio lucano. C’è una scena in cui celebri tre
simboli della Basilicata.
“Il vino Aglianico del Vulture, tra i più
grandi vini rossi d’Italia. Lo scrittore Carlo Levi, che nel
periodo fascista fu condannato al confino prima nel paese lucano
di Grassano e, poi, nel piccolo centro di Alianico: da questa
esperienza trasse spunto per il suo romanzo “Cristo si è fermato
ad Eboli” e in questo luogo volle essere seppellito alla sua
morte. Gian Maria Volontè, che, nel film di Francesco Rosi
tratto dal romanzo, interpretò magistralmente Levi, uomo che
prima fu costretto a subire questa terra e che poi la scelse”.
La Roma.
“All’anteprima del film è venuto Claudio
Ranieri, grande appassionato di cinema. Mi sono emozionato. Gli
ho urlato dal palco: Mister, facci sognare! Con l’uscita del mio
primo film da regista, mi sento come la Roma: ad un passo dal
sogno. Spero che il mio film possa avere lo stesso successo che
ha avuto lui con la Roma. E aggiungo una cosa: anche se il sogno
calcistico non dovesse realizzarsi, dobbiamo comunque
ringraziarlo, perché ha fatto un vero e proprio miracolo;
chiunque di noi, al suo arrivo, avrebbe firmato per molto meno”.
Cosa ti
appassiona della Roma?
“Non sono nato romanista. Ci sono diventato
in età matura, attraverso sensazioni ed emozioni che mi
giungevano da Roma e dalla sua gente: la passione per questa
squadra, il senso della romanità che la pervade, persino il modo
in cui si vivono i lunedì post campionato. Tutto questo mi ha
stregato”.
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A PROPOSITO DI…
JOHN ARNE RIISE.
IL “GIALLOROSCIO” CHE NON MOLLA MAI.
A cura di Massimo D’Adamo

E’ il
giocatore più acclamato del momento. L’unico ad avere un coro ad personam. Accade puntualmente quando c’è un calcio di
punizione a favore della Roma da una distanza che possa
permettere la battuta verso la porta avversaria. “Olè olè olè
olè…Riise Riise”, è il canto, tanto semplice quanto fragoroso,
che intona la Curva Sud. Con le dovute proporzioni, la mente
torna indietro di trenta anni, a Di Bartolomei ed a quel coro a
lui riservato (“Oh Agostino…Ago Ago Agostino”), carico di
attese, perché faceva da preludio a conclusioni a rete, spesso
vincenti, dell’indimenticabile Capitano.
Ma cosa ha
fatto di speciale John Arne Riise per meritarsi tanto affetto e
considerazione da parte dei tifosi? Ha semplicemente mantenuto
le poche parole rivolte ai tifosi il giorno del suo sbarco a
Roma, quando si presentò con quattro brevi frasi: “Sono uno
che non molla mai. Mi piace il gioco maschio. Corro molto e
faccio tutto per squadra”. Detto, fatto. Riise gioca a calcio in
modo gagliardo. Con gli avversari è duro, ma leale. Sul campo
non si risparmia mai ed è sempre al servizio della
squadra. Qualità che i romani/romanisti hanno sempre dimostrato
di gradire. Pazienza che non sia concittadino e non provenga dal
vivaio di casa. Le origini diventano dettagli di fronte alle
“prove”.
Dal 18
giugno 2008 Riise è il secondo calciatore norvegese a vestire la
maglia della Roma, dopo John Carew. E pare che sia stato proprio
il suo predecessore a consigliargli il trasferimento nella
Capitale, quando sul finire della stagione 2007/2008 maturò la
decisione di lasciare, dopo ben sette anni di permanenza, il
Liverpool. Ha un contratto fino al 2012 ed è costato 5 milioni
di euro. A conti fatti, l’ultimo vero affare del club
capitolino. Dopo un avvio un po’ stentato, John Arne ha,
infatti, convinto tutti, a suon di prestazioni e di gol
spettacolari (memorabile il colpo di testa in tuffo nei minuti
di recupero, che ha permesso alla Roma di battere la Juventus a
Torino per 1-2).
Ultima
considerazione. Riise ha dimostrato finora una grande duttilità
tattica. Di regola, gioca esterno basso, ma, all’occorrenza, ha
ricoperto bene anche il ruolo di centrale difensivo e quello di
esterno alto, come accaduto nel 3-5-2 recentemente proposto da
Ranieri a Napoli. |
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