Di Virgilio (Chirurgo e Ortopedico): “La lesione del semitendinoso (infortunio di Pellegrini) si tratta conservativamente e la guarigione è stimata in 2 o 3 mesi, ma il ritorno in campo richiede altro tempo”

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Il dottor Roberto Di Virgilio, medico chirurgo specialista in ortopedia e traumatologia, è intervenuto in diretta a Bar Forza Lupi, trasmissione condotta da Massimo D’Adamo su Radio Bruno 101.5. Nel corso dell’intervista ha analizzato l’infortunio di Lorenzo Pellegrini, soffermandosi sui possibili tempi di recupero. Ecco le sue parole.

Per l’infortunio di Lorenzo Pellegrini, parla di un problema serio, ma le stime giornalistiche indicano circa due mesi per il recupero. Lei ha avuto modo di approfondire la situazione? Quali potrebbero essere i tempi di rientro?

«Dobbiamo partire dalla diagnosi. Da quello che ho letto sugli organi di stampa, si tratta di una lesione del semitendinoso. È una lesione che viene trattata conservativamente e non chirurgicamente. Dico purtroppo perché, quando abbiamo una lesione ben specifica e operabile, i tempi di ripresa sono più netti. Quando invece impostiamo un trattamento conservativo, possiamo fare soltanto una stima della ripresa, della guarigione e del rientro, che sono tre cose completamente diverse. La guarigione è stimata tra i due e i tre mesi, mentre il ritorno in campo richiede più tempo. Bisognerà vedere come risponderà agli stimoli sportivi, agli allenamenti e ai carichi di lavoro. In base a quello che ho potuto leggere, stimerei il rientro non prima dei tre mesi. Due mesi mi sembrano un po’ utopistici, naturalmente è un parere personale. Vorrei ricordare che stiamo parlando di un giocatore che ha avuto molti infortuni, soprattutto alla coscia. Anche l’anno scorso ha avuto un problema in quella zona e l’anno precedente uno stiramento. È un calciatore soggetto a tendiniti e, nei casi peggiori, a lesioni. Questo va considerato anche nell’ottica del recupero, perché quando un tendine già deteriorato e guarito si lesiona nuovamente, i tempi possono allungarsi».

Cosa può essere successo esattamente? Potrebbe esserci stata una sottovalutazione del recupero precedente oppure si tratta di un problema indipendente?

«Innanzitutto sono due problemi diversi. Evidentemente Pellegrini è un giocatore soggetto a questo tipo di lesioni. Bisogna considerare che la tendinite del semitendinoso è abbastanza frequente, mentre una lesione vera e propria è meno comune. Il semitendinoso, insieme al semimembranoso, è una struttura importante anche nella chirurgia di ricostruzione del legamento crociato. È una zona che si presta a problematiche tendinee, anche in seguito al prelievo dei tendini utilizzati per la ricostruzione. Quando si verifica una lesione vera e propria, bisogna considerare che il semitendinoso è un muscolo molto importante, che parte dalla tuberosità ischiatica, quindi dalla zona vicina al gluteo. Può lesionarsi o infiammarsi durante un cambio di corsa, un cambio di passo o un movimento distrattivo. I due infortuni potrebbero quindi essere slegati, potrebbe trattarsi semplicemente di sfortuna».

Quindi, se ho capito bene, è esclusa la via chirurgica.

«Questa è una di quelle patologie nelle quali la chirurgia non viene praticamente mai utilizzata, se non in casi rarissimi. Il trattamento conservativo ha dei tempi stimati, ma bisogna vedere come il muscolo e il tendine rispondono. Non esiste una tempistica ben definita. Si parla generalmente di due o tre mesi per il recupero muscolare e tendineo, dopodiché bisogna affrontare la ripresa dell’attività sportiva. In sostanza, credo che Pellegrini non tornerà in campo prima del 2027, se è questo che volete sapere».

Quindi parliamo di almeno tre mesi, se non addirittura quattro. Ma come avviene concretamente il recupero? Cosa significa trattamento conservativo? Si tratta principalmente di fisioterapia?

«Sì, si tratta di un percorso di fisioterapia e trattamento conservativo. All’inizio, però, è previsto il riposo. E già qui bisogna capire quanto dovrà durare: due settimane, tre settimane? Anche questo allunga i tempi. Una volta che lo staff medico dichiara il giocatore guarito, comincia il percorso per il ritorno in campo. Parliamo di un calciatore che era già rimasto fuori a lungo per il precedente infortunio, era tornato a giocare per circa quaranta minuti e adesso rischia di fermarsi per altri tre o quattro mesi. Se sommiamo tutti questi periodi, arriviamo a circa otto mesi lontano dal campo. Non è quindi così scontato che, una volta terminato il recupero, possa tornare immediatamente a disposizione e giocare con continuità. Dal punto di vista dell’allenatore è un aspetto importante, perché bisogna considerare che non si potrà contare subito su questo giocatore dopo la guarigione. Non sappiamo esattamente quando avverrà la ripresa».

Anche perché questo nuovo infortunio è arrivato proprio mentre Pellegrini stava completando il percorso di recupero dal precedente problema. Dopo la riabilitazione e la preparazione necessaria per tornare a Trigoria, era rientrato in campo e alla terza partita si è fermato nuovamente.

«Esattamente, è proprio questo il concetto. Se sommiamo i due periodi di assenza, arriviamo a una durata complessiva quasi paragonabile a quella di un infortunio al legamento crociato. Di conseguenza, anche la ripresa sarà più lenta. Bisogna considerare che il ritmo partita in Serie A è completamente diverso da quello dell’allenamento. Purtroppo Pellegrini è il soggetto di questa situazione, ma se guardiamo la sua storia clinica degli ultimi anni, troviamo sempre problemi alla coscia, ai flessori e agli stessi gruppi muscolari. Evidentemente potrebbe esserci una predisposizione a questo tipo di infortuni oppure un problema legato alla preparazione. Non posso saperlo, ma è significativo che le lesioni interessino spesso le stesse zone muscolari».

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