Franco Peccenini, ex difensore della Roma e protagonista della squadra giallorossa per oltre un decennio negli anni Settanta, è intervenuto ai microfoni di Radio Bruno 101.5, nella trasmissione “Bar Forza Lupi”, condotta da Massimo D’Adamo, per parlare di Emanuele Lulli, giovane esterno giallorosso cresciuto a Palestrina come lui. Ecco le sue parole.
Franco, tu ed Emanuele Lulli avete in comune le origini di Palestrina e il ruolo di terzino destro. Che cosa ritrovi di te in lui?
“Giusto il paese di nascita! Lui è molto più bravo, scherzi? Io ero un marcatore e, a parte quella famosa discesa e quel cross nel derby della rimonta, difficilmente mi spingevo in avanti. Lulli, invece, è bravo sia nella fase di costruzione sia in quella difensiva. È un giocatore completo, con una carriera brillantissima davanti, perché ha tutte le qualità per emergere ad alti livelli. Mi aveva colpito soprattutto la sua capacità di migliorare il cross. Avevo detto che, una volta affinata questa tecnica, sarebbe diventato uno dei protagonisti della stagione. E sta succedendo proprio questo. È un ragazzo che migliora di partita in partita e che ha una grande personalità. Pensa che io, in 180 partite con la Roma, non sono mai riuscito a fare gol, mentre lui ci è già riuscito in queste prime cinque partite.”
Oltre alle qualità tecniche, colpisce anche la sua spontaneità, vedi l’esultanza al suo primo gol in serie A. Che ne pensi?
“La faccia dice molto del carattere di una persona. Guardando Lulli ti rendi conto di essere davanti a un ragazzo acqua e sapone, ma con una grande personalità. La cosa importante è che rimanga sempre equilibrato, con i piedi per terra. Mi auguro che non venga esaltato troppo dagli altri, perché a Roma c’è la tendenza a trasformare un giocatore in un campione in un giorno e a buttarlo giù quello successivo. Non credo che questo possa succedere a Lulli, anche perché conosco la sua famiglia e so come è stato cresciuto. Basta guardarlo in faccia per capire che è un bravo ragazzo.”
Sulle sue qualità offensive?
“Io ero molto bravo nella fase difensiva e meno in quella offensiva, lui è bravo in tutte e due le fasi. È bravo nel dribbling, soprattutto ha una grande velocità che mi ricorda il mio compagno Francesco Rocca. Unisce la tecnica a questa grande velocità perché, sai, tante volte la grande velocità ti fa perdere poi il controllo della palla”.
Quanto è difficile trovare oggi un terzino capace di interpretare bene entrambe le fasi?
“È difficilissimo. Spesso i terzini sono bravi nella fase offensiva ma meno in quella difensiva, oppure il contrario. Altri ancora interpretano entrambe le fasi soltanto al 60%. Lulli, invece, è capace di farlo al 100% sia in fase difensiva sia in quella offensiva. È anche molto veloce e unisce la velocità a una tecnica notevole: riesce a mantenere il controllo del pallone e a dribblare anche quando corre a grande velocità. È questo che lo rende un giocatore così interessante. Ha una grande velocità che, lo ripeto, mi ricorda il mio compagno Francesco Rocca”
E pensare che, in estate, Lulli sembrava destinato all’Avellino…
“È stato bravissimo Gian Piero Gasperini a bloccare tutto e a dire: ‘Fermi tutti, questo ragazzo lasciatelo a me’. Mi sorprende che gli allenatori passati dalla Roma non si fossero accorti delle sue potenzialità. Non è detto che andando in prestito altrove avrebbe avuto le stesse opportunità: spesso le società preferiscono dare spazio ai giocatori di proprietà e un giovane rischia di ricevere meno fiducia. Per questo bisogna riconoscere a Gasperini il merito di averlo trattenuto.”
La Roma riesce spesso a vincere agevolmente contro le squadre di medio-bassa classifica, ma continua a faticare negli scontri diretti. È successo contro Inter, Como e Real Madrid. Perché?
“Credo che sia un problema che accompagna la Roma da diversi anni. Gli scontri diretti vinti sono stati pochi. Non so se sia una questione di personalità o se gli avversari siano semplicemente più bravi, ma non credo che la Roma sia inferiore a tutte queste squadre. Prendiamo la partita contro il Real Madrid: dopo il 3-2 pensavo che la Roma potesse addirittura pareggiarla. Non avrei mai immaginato che potesse perdere una partita del genere, considerando la prestazione offerta fino a quel momento. Riflettendoci, però, credo che la squadra non riesca ancora a mantenere lo stesso ritmo per tutti i 90 minuti. Sono d’accordo con Mourinho su questo aspetto: forse la Roma spende troppe energie nei primi 45 minuti e poi cala vistosamente nella ripresa. È una possibilità, ma non è l’unica spiegazione. Anche contro l’Inter la Roma era avanti 2-0 e poi si è fatta riprendere, rischiando persino di perdere la partita. Quando subisce un gol, come il 2-1 o il 3-2, sembra perdere per un momento la personalità e la capacità di dimostrare la propria superiorità. Eppure, sia contro l’Inter sia contro il Real Madrid, aveva dimostrato di poter giocare alla pari con avversari di altissimo livello. Alla fine, però, i punti conquistati non rispecchiano sempre quello che la squadra ha fatto vedere in campo.”



