Il dottor Roberto Di Virgilio, medico chirurgo specialista in ortopedia e traumatologia, è intervenuto ai microfoni di Radio Bruno 101.5, nella trasmissione “Bar Forza Lupi”, condotta da Massimo D’Adamo. Al centro dell’intervista la frattura da stress (subita da Mile Svilar), le possibili cause, i tempi di recupero e le eventualità legate a un intervento chirurgico.
Mister Gasperini, in conferenza stampa, ha parlato di una frattura da stress, a proposito dell’infortunio patito dal portiere Mile Svilar. Che cos’è esattamente?
“Bisogna innanzitutto chiarire che non parliamo di stress psicologico, ma di uno stress da sovraccarico funzionale delle ossa. Si tratta di fratture che interessano spesso le ossa del piede: in circa il 90% dei casi coinvolgono i metatarsi, generalmente nella parte centrale del piede, e talvolta anche le dita. Per stress si intende uno stress biomeccanico, provocato da un movimento ripetuto, da un sovraccarico funzionale oppure da un gesto eseguito male e ripetuto nel tempo.”
Nel video circolato sabato pomeriggio si vede Svilar tuffarsi e poi toccarsi il piede. Le è capitato di vederlo?
“Sì, me lo hanno mostrato e l’ho visto. Capita spesso che le fratture da stress, proprio perché non derivano da un trauma diretto, inizialmente non vengano considerate fratture. Si pensa di avere dolore a un dito, alla caviglia o al piede, senza attribuirgli particolare importanza. Per questo vengono diagnosticate anche a distanza di tempo. È possibile, quindi, che il giocatore avvertisse un dolore poco definito, senza aver subito un trauma evidente e senza riuscire a identificarne subito la causa.”
È possibile che Svilar si sia infortunato il 2 ottobre senza che né lui né lo staff medico si rendessero conto della natura del problema, scoprendolo soltanto una settimana dopo?
“Sì, è possibile. Probabilmente aveva un fastidio al quale non è stato dato troppo peso. Considerate che spesso i calciatori giocano anche in condizioni difficili, con febbre, malesseri o dolori. Ricordiamo quante volte Batistuta giocava con infiltrazioni alla caviglia. Può essere successo qualcosa di simile: parliamo di un giocatore integro, che non ha avuto traumi importanti. Le fratture da stress sono abbastanza frequenti in alcuni sport, come la maratona, il calcio e la pallavolo. Mi sembra di ricordare un caso simile riguardante Chivu, ma non ne sono sicuro.”
Quindi queste fratture non sono necessariamente provocate da un evento traumatico immediatamente riconoscibile?
“Esattamente. Questo è il concetto fondamentale: una tacchettata, un calcio o una distorsione sono traumi diretti. Una frattura da stress, invece, deriva da uno stress biomeccanico ripetuto nel tempo. È un sovraccarico funzionale, non un trauma diretto.”
Ma una frattura di questo tipo non provoca comunque dolore? Anche una microfrattura può essere dolorosa.
“Certamente. Come dicevo, il giocatore può avvertire fastidio senza attribuirgli l’importanza di una frattura. Bisogna considerare che le fratture da stress possono essere incomplete. Immaginate un rametto sul quale compare un taglio, senza che si spezzi completamente: è un po’ quello che può succedere all’osso. In alcuni casi si tratta di microfratture che possono passare inosservate anche alle radiografie. Non sempre sono visibili e può essere necessario effettuare una risonanza magnetica per individuarle.”
Quindi potrebbero non essere evidenti nemmeno attraverso una radiografia o un’ecografia?
“Potrebbero non esserlo. Se è interessata soltanto una parte della corticale dell’osso, la frattura può non risultare evidente. Inoltre, non avendo subito un trauma diretto, i giocatori tendono a sottovalutare il problema, pensando magari di essersi allenati mezz’ora in più del solito. È questo il punto.”
Passiamo alle cure e ai tempi di recupero. Come si tratta una frattura da stress?
“Il trattamento si basa innanzitutto sul riposo e sull’astensione dalle attività che provocano stress fisico, come gli allenamenti. In media, le fratture richiedono circa 30 giorni per guarire. Per questo si legge spesso che il giocatore resterà fuori un mese. Il problema è che, se la causa dello stress biomeccanico non viene eliminata, il dolore può ripresentarsi alla ripresa dell’attività. Faccio un esempio: se il giocatore ha cambiato scarpini e questi risultano troppo rigidi, dopo quattro settimane potrebbe ricominciare ad allenarsi e avvertire nuovamente dolore. Ecco perché quattro settimane sono una stima relativa. Non stiamo parlando di una frattura provocata da un colpo diretto, ma di una lesione legata a un sovraccarico che può richiedere più tempo per risolversi.”
La Roma ha già fatto sapere che Svilar potrebbe tornare dopo la prossima pausa per le nazionali. È una previsione corretta?
“Sì, è comprensibile che la Roma voglia prendersi del tempo. Le fratture da stress sono subdole proprio perché non consentono di stabilire con certezza una data di recupero: possiamo soltanto ipotizzarla”.
Se l’infortunio risale al 2 ottobre, bisogna quindi calcolare le quattro settimane da quella data?
“Generalmente sì, si considera il tempo a partire dal momento in cui si è verificata la frattura. Potremmo quindi prendere come riferimento il 2 ottobre. Il punto, però, sarà capire come starà il giocatore all’inizio di novembre, una volta trascorso questo periodo. In questi 30 giorni, inoltre, non basta semplicemente stare a riposo: esistono macchinari fisioterapici e terapie biofisiche che possono favorire i processi riparativi. In alcuni casi vengono utilizzate anche le onde d’urto, che forniscono uno stimolo meccanico specifico per questo tipo di fratture. Un recupero in quattro-sei settimane è ipotizzabile, ma non si può garantire.”
Gasperini ha ipotizzato anche la possibilità di inserire una vite. Che cosa significa e in quali casi si ricorre a un intervento chirurgico?
“Si può prendere in considerazione un intervento se, dopo circa quattro settimane, il giocatore continua ad avere dolore e non riesce a correre o a saltare. In questi casi si può ipotizzare un intervento chirurgico di stabilizzazione della frattura, necessario in circa il 10% dei casi. Di solito queste fratture guariscono spontaneamente. Quando serve un intervento, non è necessariamente perché la frattura sia particolarmente grave, ma perché bisogna consentire una ripresa dell’attività sportiva. Sono due concetti diversi. Il piede deve essere completamente funzionale, soprattutto per un portiere, che deve tuffarsi e saltare continuamente. Non può giocare avvertendo dolore.”
In questa fase è quindi meglio evitare fasciature e tutori, puntando sul riposo?
“Più che altro, fasciature e tutori non risolvono la frattura da stress. Per fare un esempio sportivo, guardate Sinner: quando avverte dolore, si ferma. Sono professionisti che devono poter svolgere la propria attività nelle migliori condizioni. Una frattura da stress a un dito della mano può avere conseguenze diverse rispetto a una frattura al piede per un maratoneta o per un portiere. Nel caso di Svilar, il dolore può compromettere gesti fondamentali come il tuffo e il salto. Per questo non può giocare se non è nelle condizioni di farlo.”



