Alberto Faccini, ex calciatore della Roma dello scudetto 1982/83, è intervenuto alla trasmissione “Bar Forza Lupi”, su Centro Suono Sport 101.5 FM, condotta da Massimo D’Adamo, con Antonella Coricello.
Si parlava dei precedenti legati a Cagliari-Roma ed uno che sta molto a cuore ai tifosi romanisti è quello dell’82-83, l’anno dello scudetto: la sfida capitò alla prima giornata di campionato, terminò 1-3 e a dare il via alla cavalcata vincente della Roma fu proprio un gol di Alberto Faccini.
“Sì, è logico, sono ricordato per questo e mi fa estremamente piacere, non ho avuto la possibilità di giocare moltissimo, però nella mia storia al di là che sono orgoglioso di questo gol, ma sono orgoglioso anche della storia quando sono venuto a Roma tantissimi anni fa nel 75 e ho fatto tutte le trafile nelle giovanili fino ad arrivare alla prima squadra; quindi, anche quella mi riempie tanto di orgoglio. Ecco perché questo mio attaccamento alla Roma, perché dall’età di 14 anni e mezzo sono venuto qui a vivere e sentire tutti gli odori, i profumi, a partire da quel tempio sacro che in quegli anni era il Tre Fontane, dove anche noi delle giovanili ci allenavamo lì ed era una cosa meravigliosa, quella Roma dei tempi. Per quanto riguarda il settore giovanile, mi ricordo che c’erano i derby con la Lazio Primavera, che al Tre Fontane non potevi entrare. Ma anche quelli che una volta si chiamavano allievi regionali o allievi provinciali, c’era un’emozione che era fantastica. Poi nei primi anni Ottanta ma anche prima, perché io ho avuto la fortuna di allenarmi con Liedholm all’età di 16 anni, successivamente con Giagnoni e poi di nuovo con Liedholm e già in quel periodo era proprio un tempio sacro del feudo giallorosso. Il Tre Fontane era un simbolo fantastico”.
Tu arrivavi da Verona, giusto?
“Sì, arrivavo da San Zeno di Verona, che tra l’altro, fammelo dire con un pizzico di orgoglio, la Roma ha vinto tre scudetti nella sua storia e in questi tre scudetti hanno partecipato tre ragazzi che sono venuti da San Zeno Calcio. Uno è stato il portiere Masetti, uno sono io e un altro è Damiano Tommasi quindi penso che in nessuna parte del mondo ci possa essere una storia del genere. In tre scudetti hanno partecipato, tre ragazzi che venivano da una squadretta di un borgo importante di Verona, uno dei più importanti con la sua storia.”
È una bella curiosità questa, Alberto.
“Sì, questa la sanno in pochi. È una storia che non c’entra con il calcio di adesso, è una storia romantica che ha una sua poesia, un suo fascino. Sono cambiati i tempi, è cambiato tutto il calcio, è diventato globalizzato al 100%. Io che vivo e lavoro in questo ambiente so che purtroppo rimarrà un passaggio storico, un passaggio romantico che ce lo teniamo ben stretto noi che abbiamo indossato le due maglie”.
Si avvicina il mercato di gennaio. Qualche settimana fa Gasperini ha detto che in Nord Europa ci sono giocatori interessarti, però bisogna andarli a cercare. Cosa ha voluto dire secondo te in questo senso il tecnico della Roma?
“Il calcio è cambiato. Io faccio l’attività di agente di calciatori, oramai da 30 anni. Quindi quello che io vivevo nella fine degli anni 90 con la mia professione adesso non esiste più. Ora il cercarli significa andare proprio in tutti gli angoli del mondo. Ecco perché sta diventando fondamentale quello che è la struttura scouting. Ti posso dire che in questi giorni partecipavo a un confronto di un’operazione di un ragazzo che gioca in Colombia nel 2005 e l’ha preso il Milan, un terzino sinistro. Oggi è fondamentale studiare tutti i campionati e andare a cercare poi i giocatori con le caratteristiche che cerca il mister. I nomi sono stati fatti soprattutto per l’attacco. Sono dell’idea che anche Massara ha già dei nomi e si sta confrontando col mister.”
In questo senso, proprio il tuo ruolo, quello dell’esterno sinistro, è il ruolo che, a quanto pare, Gasperini vorrebbe coprire. Sono stati fatti dei nomi, Zirkzee, Raspadori, ogni tanto esce fuori Boga. C’è qualche calciatore, in questo ruolo, che tu ritieni che possa fare veramente al caso della Roma?
“Potrebbero cercare un esterno, chiamiamolo così, che è in aiuto alla prima punta. Anche se l’attacco di questi tempi è sempre due esterni e una prima punta. Io non voglio avere la presunzione di fare i nomi sia Massara che al mister, che sanno benissimo fare il loro lavoro e sicuramente troveranno quello di cui la Roma ha bisogno. Il discorso è invece come affrontare questo mercato perché dal di fuori io sento spesso le radio, sembra tutto facile, i giornali, adesso viene fuori Yuri Alberto del Corinthians. Intanto bisognerebbe chiedere al figlio di Carletto Ancelotti che ci ha giocato contro, mi sembra domenica, a Davide, bisogna chiamare Davide e chiedere come è questo ragazzo. Poi è logico il Corinthians è una squadra che chiede i soldi, i soldi importanti. A metà campionato spesso, generalmente, il mercato viene fatto su profili certi, sicuri. Allora mi viene più da dire, uno va sulla certezza che può essere il Raspadori della situazione che andare a prendere l’attaccante brasiliano, a meno che non si ha veramente uno storico, uno studio talmente approfondito che uno fa questo tipo di investimento. Generalmente il mercato di gennaio viene fatto più verso giocatori che si conoscono, che conoscono il campionato, che non si debbono adattare. Perché ad oggi un giocatore che viene da fuori dovrebbe essere già a fine dicembre ad allenarsi con la squadra, così il primo di gennaio è già pronto perché se aspetti un mese sono già passate 4-5 partite. Il tempo di ambientarsi allunga le situazioni e diventa magari più difficile.”
La rosa della Roma perderà due elementi come N’Dicka ed El Aynaoui per la Coppa d’Africa. Come sostituirli in quel periodo?
“La priorità mi sembra che sia la prima punta e l’esterno alto a sinistra o seconda punta Saprà Gasperini, in una rosa abbastanza ampia come questa, a sfruttare le situazioni. Secondo me la società sta mirando a trovare quel colpo necessario che gli dà la possibilità di entrare in quella fascia di 4-5 squadre per giocarsi il titolo fino a fine campionato.”
La Roma ha già Dovbyk e Ferguson, cercare una punta vuol dire metterti dentro un terzo giocatore in quel ruolo.
“Con me sfondi una porta aperta. Io sono tifoso di Dovbyk. Ferguson è un ragazzo che se Massara ha avuto questa intuizione sicuramente ha delle potenzialità enormi. Io tifo per questi ragazzi. Oggi sicuramente si devono adattare, Dovbyk deve fare qualcosa in più, però non ci scordiamo che l’anno scorso ha fatto 17 gol. Oggi se andiamo ad analizzare, il capo cannoniere del campionato mi sembra che sia Lautaro, che ha 6 gol. Significa che ci sono le difese delle nostre squadre di Serie A, che sono difese importanti, che non è facile fare gol. Io non voglio fare nessuno appunto da modesto osservatore, ma avendo fatto quel ruolo ti devono arrivare anche i palloni. Se hai 3-4 occasioni durante la partita, giocatori del loro calibro la buttano dentro. Se ne hai uno a partita dobbiamo chiamare il nostro amico bomber Roberto Pruzzo, o Batistuta o Voeller. Se io fossi un dirigente della Roma e valutassi col mister, direi che guardiamo un attimo e concentriamoci più in questa posizione, perché poi questi ragazzi prima o poi verranno fuori e troveranno l’opportunità di fare gol”.
Secondo te, senza acquisti importanti a gennaio, la Roma dove può arrivare?
“Con l’avvento di Gasperini la Roma ha fatto un grandissimo acquisto: ecco, lui è l’acquisto più importante della stagione. È riuscito a dare continuità a quel grosso lavoro fenomenale che ha fatto Claudio Ranieri e lui adesso sta completando, soprattutto nel cervello di questi ragazzi, perché adesso stiamo notando che correvano l’anno scorso ma adesso stanno correndo ancora di più, quindi è già un ottimo lavoro. Io sono convinto che questa è già una rosa importante, dobbiamo entrare nelle ambizioni di un tecnico che oggi ci sta facendo assaporare la prima posizione già da qualche tempo, ed è la dimostrazione che la squadra c’è, la squadra gioca, la squadra ci dà soddisfazione. Poi bisogna sentire anche il mister per dargli carica e entusiasmo e a quel punto si può investire in una pedina che ti può aiutare, non dico a fare il salto di qualità, ma a dare continuità per mantenere queste posizioni. Il mercato di gennaio è un mercato difficilissimo. O si interviene bene, oppure si rischia di creare degli squilibri all’interno dello stesso spogliatoio. Conoscendo anche Gasperini, a lui piace tenere questa continuità, questo gruppo e allora deve essere un giocatore che veramente aiuta la squadra a migliorare tanto.”
Per dare continuità al gruppo, è importante anche non fare cessioni importanti, perché ad esempio si parla della cessione di Pellegrini al Napoli, già a gennaio.
“Questa sarebbe una cessione dovuta alla situazione contrattuale del ragazzo. Pellegrini è un giocatore che andrà a scadenza, quindi la Roma perderà un capitale. Oggi la Roma può razionalizzare la cosa dando via il ragazzo e prendendo qualche soldo per investirlo su un giocatore simile, o un giovane che può essere il futuro Pellegrini.”
Visto che siamo alla vigilia di Caglia di Roma, lo ricordi il tuo gol che diede avvio alla cavalcata dell’82-83 alla conquista dello Scudetto? Fu il gol più veloce insieme a quello di Hernández del Torino?
“Sì, era all’Ascoli. Purtroppo, da buon veneto, mi ero fatto la bocca per il discorso del vino. C’erano tante bottiglie in premio per il primo marcatore, mi pare 700. Il problema è che purtroppo dopo negli spogliatoi mi dissero che Torino-Ascoli era iniziata in ritardo e che Hernández aveva segnato un minuto prima di me, quindi il vino spettava a lui. Io già me l’ero diviso col bomber… Il mio gol? È stato merito del grande Herbert Prohaska, che, col suo magico piedino destro, mi mise una palla bellissima in area ed io di testa, che pure non era il mio forte, feci gol.”



