Gianluca Festa, ex calciatore di Roma e Inter, ha parlato ai microfoni di Centro Suono Sport 101.5 durante la trasmissione “Bar Forza Lupi”, condotta da Massimo D’Adamo.
Un tuo punto di vista sull’ennesima disfatta della Nazionale. Cosa succede al calcio italiano?
“I problemi non riguardano solo la gara dell’altro giorno. Il calcio italiano è andato in discesa negli ultimi 20 anni. È un calcio povero e ha perso qualità tecnica. Molte altre nazionali sono cresciute mentre noi abbiamo perso identità. Poi ogni volta si dicono le stesse cose: dimissioni, riforme… poi ricomincia il campionato e tutto finisce lì. Se senti le interviste di 4 anni fa, dicono le stesse cose. Alla fine, fanno come vogliono, la verità è questa. Adesso si parla di settore giovanile, ma cosa vuol dire davvero? Se guardi le Primavere, ci sono 15-20 stranieri spesso senza grande qualità. Così togli spazio ai giovani italiani. Da lì si comincia a capire dove sta il problema.”
Qual è il problema nell’utilizzo degli stranieri nei settori giovanili?
“Se porti stranieri forti per far crescere i giovani va bene. Ma spesso si portano giocatori mediocri perché ci guadagnano in tanti. È questo il problema. Perché ci interessa portare questo tipo di giocatori? Perché ci mangiano tutti. Io non ce l’ho con i procuratori in generale, soprattutto con quelli che lavorano e ci tengono ai propri giocatori. Però a livello di settore giovanile è uno schifo. Portano dei giocatori che tolgono spazio ai giovani, loro vogliono vincere i loro campionati e prendono giocatori già formati fisicamente, uomini a 15 anni. Poi arrivi a 18 anni e non sanno stoppare la palla. I procuratori non ci dovrebbero essere fino alla prima squadra. Oggi genitori e ragazzi pensano che basti avere un procuratore per giocare.”
Perché i giovani italiani sembrano meno preparati tecnicamente?
“Perché non si lavora più sulla tecnica di base. Non sanno marcare, non sanno stoppare una palla. Ma come mai non nascono più talenti? Non nascono perché i genitori fenomeni sono finiti oppure perché non si lavora più su certe cose? Io vedo come marcano, non sanno marcare, non sanno stoppare una palla. Il livello è veramente scarso. E poi in Nazionale va gente che ha fatto una partita bene in Serie A. Prima per andare in Nazionale era dura. Se andavi in campionati minori la perdevi la Nazionale.”
Bisogna tornare al calcio di una volta?
“Non tutto, ma alcune basi sì. La tecnica, la marcatura, i fondamentali. Il calcio si evolve, ma certe cose non devono cambiare. L’antico ci insegna molto. Il difensore deve saper marcare. L’intervento di Bastoni è ridicolo. Ranieri contava quanti cross facevano gli avversari e poi ti massacrava. Qui, invece, si fa crossare con troppa facilità”
I ruoli in campo si sono snaturati?
“Sì. Oggi si chiede a tutti di fare tutto, ma alla fine non fanno bene niente. Un difensore deve saper difendere e un attaccante segnare. Questi sono concetti piuttosto profondi di persone che l’hanno vissuta. Ai miei tempi c’era Mario Martiradonna, un grande difensore del Cagliari e dello Scudetto, che veniva e prendeva un gruppo di ragazzi a far fare il lavoro specifico per i difensori. E questo mi ha aiutato a giocare ad alti livelli. I ragazzi oggi pensano ad avere i procuratori. Per loro giocare ad alti livelli deriva da questo, non dal dimostrare in campo. A quest’età li bruci. Ed è colpa anche dei genitori che hanno questa convinzione”.
Quanto hanno influito modelli come quello di Guardiola?
“Ci sono allenatori come Guardiola che si sono potuti permettere di fare un certo tipo di gioco perché avevano grandissime squadre. Però poi vengono scimmiottati dagli altri dove non hai quel tipo di giocatore. E vedi delle cose assurde. Si è perso anche il talento individuale. Non si vedono più giocatori che saltano l’uomo o fanno la differenza. Prima era fondamentale.”
È un discorso anche di identità?
“Ma negli anni 90 c’erano i migliori giocatori al mondo in Italia. C’erano dei fenomeni. Ogni squadra aveva tre stranieri, ma erano dei fenomeni, che hanno comunque portato qualcosa al calcio italiano. Poi ogni squadra aveva dei giocatori incredibili, in tutte le squadre. Noi in Cagliari avevamo Francesco, Matteoli, Fonseca. Cioè, per dire, è una squadra piccola. Se tu vuoi avere le altre, tutti avevano dei fenomeni. Tu prendi le squadre in Serie A, trovavi dei giocatori a quei livelli lì. Non ce n’è uno. Non ce n’è uno. Fai fatica, fai veramente fatica. Quindi anche nella selezione dei giocatori internazionali in questo momento si fa fatica.”
Oggi esistono fuoriclasse paragonabili a quelli di una volta?
“Io fuoriclasse non ne vedo. Poi ditemi un giocatore, fate un nome di un giocatore che può essere paragonato a quei giocatori d’una volta. Ma perché non ne nascono più? Allora io devo pensare che è finita, hanno buttato via lo stampino, non ne nascono più giocatori di quel tipo. Pazienza, andremo avanti in questa maniera. È un discorso di formazione, non è così. Non si formano più. Io ti dico, io ho avuto esperienze addirittura di giocatori che magari fisicamente erano un po’ in ritardo, però rispetto agli altri ragazzi della loro età erano tecnicamente fenomenali. Scartati. ‘È leggerino, è leggerino’. Ma dai, ma stiamo scherzando.”
Perché è così difficile formare tecnicamente un giocatore?
“Tecnicamente imparare la tecnica è dove ci vuole più pazienza, ci vuole tempo. È la cosa che dà meno soddisfazione ai cosiddetti allenatori del settore giovanile, perché non hai il risultato immediato. Perché per far migliorare un giocatore dal punto di vista tecnico devi praticare lo stesso gesto tecnico centinaia e migliaia di volte.”
Qual è invece la scorciatoia che viene spesso scelta nei settori giovanili?
“Invece è più facile dargli un’organizzazione: ti metti due centrali alti, due bestie, la prendono sempre loro. Sugli esterni metti due corridori e vinci i tuoi campionatini. Però cos’hai creato? Non hai creato un giocatore.”
Cosa succederebbe con un approccio più paziente?
“Invece, se tu avessi aspettato quel giocatore che tecnicamente era fortissimo, però fisicamente era in ritardo, poi magari a 16-17 anni, quando acquisiva più struttura, avevi un giocatore fenomenale. Questo è il grande problema.”
Com’è stata la tua esperienza tra Cagliari, Inter e Roma?
“Aldair era il mio compagno di reparto, con il quale ho avuto un grandissimo rapporto sia personale che come giocatore. Io ero soprattutto un giocatore aggressivo, un distruttore di gioco. Doveva avere qualcuno per valorizzare anche il tuo anticipo, per valorizzare il tuo tackle. Eccolo qua. Noi dicevamo: dai la palla in banca. Quindi davamo la palla a lui e lui sapeva gestirla bene. È stata una bellissima esperienza con la Roma, fantastica.”
Sei pentito di non essere rimasto alla Roma?
“E sinceramente sarei dovuto restare lì. Solo che avevo promesso a Pellegrini che sarei tornato all’Inter senza fare nessun tipo di resistenza. Però sinceramente a Roma sarei stato molto volentieri. Anche perché come persone, come carattere, sono un po’ più vicino ai sardi rispetto ai milanesi che sono un po’ più freddi. Mi trovo meglio, il sole, si stava bene, un bell’ambiente. Una bella piazza, eccezionale, poco equilibrata, però anche questo era il bello.”
Che partita ti aspetti tra Inter e Roma?
“Inter-Roma di domenica è una partita che vale lo scudetto per l’Inter. Per la Roma sono le ultime speranze di agganciare la zona Champions League. Quindi è un compito difficile, un po’ come lo era anche negli anni ’90, quando si andava a giocare a Milano contro l’Inter.”
Ti ricordano spesso quell’autogol?
“Io ho fatto autogol, giocavo nell’Inter, una delle poche volte che ha vinto la Roma. Non ho voluto, non ho voluto, assolutamente. Questo è chiaro.”
Cosa deve fare la Roma per vincere a Milano?
“Ci può stare tutto. La squadra è competitiva, la Roma. L’Inter sta attraversando un momento brillantissimo. Poi c’è un’altra partita molto importante che è Milan-Napoli. Se l’Inter dovesse fare un passo falso con la Roma, anche il Milan e il Napoli potrebbero tornare in gioco per la vittoria dello scudetto. Quindi l’Inter deve cercare di non sbagliarla, è ovvio. Si sta giocando veramente tanto. La Roma ci può sperare, certo.”
Perché la Roma è calata difensivamente?
“La sensazione è che i risultati stiano venendo meno da quando la fase difensiva della Roma è meno blindata rispetto all’inizio di stagione. Aveva dei numeri incredibili, la migliore difesa d’Europa, ora invece non è più così, subisce molto. Adesso non so, non l’ho seguito particolarmente. Fa un gioco molto dispendioso Gasperini e se non sei al top spesso lasciano l’uno contro uno. Con questo pressing sempre molto aggressivo ci può stare: se non sei al top fai fatica.”



