Dopo Roma-Inter, Gasperini aveva chiosato: “alcune sconfitte insegnano qualcosa”.
La domanda è: cosa doveva insegnare la sconfitta contro i nerazzurri?
Un primo insegnamento: che l’attacco leggero, con Dybala falso nove, non produce gol e, addirittura, neanche tiri in porta (zero di tutto contro Torino e Inter).
Secondo insegnamento: troppi cambiamenti difensivi rispetto all’assetto base non creano altro che confusione, disorientamento e, di conseguenza, sconfitte (era successo contro Lille e Inter).
Sul primo punto, l’attacco, Gasperini, ha fatto retromarcia, tornando alla prima punta di peso ed ai due trequartisti, per arrivare all’amara conclusione, ampiamente condivisa, che, nel ruolo di punta, esiste un problema tecnico. Contro il Viktoria Plzen, è partito titolare Dovbik, la cui gara è durata, di fatto, 5’, il tempo di un stop, spalle alla porta, di una buona girata e di una conclusione centrale.
Insomma, il tempo di una giocata. Poi, il nulla, fino alla sostituzione, avvenuta al 74’, con Ferguson, che ha continuato sulla falsariga del suo predecessore: il nulla.
“Se più attaccanti hanno un digiuno di gol che dura da tanto tempo, è un problema. Non mentale, ma tecnico”, è stata la presa d’atto di Gasperini.
E come dargli torto su questo?
Il “torto” di Gasperini è, invece, evidente in quello che sta facendo con il reparto difensivo, il fiore all’occhiello della Roma targata Ranieri, la miglior difesa d’Italia e d’Europa nel 2025.
Nel costruire la sua Roma, il nuovo tecnico si era basato proprio sulla vecchia (non d’età), consolidata, difesa: i tre centrali Celik, Mancini, N’Dicka, schermati dai due centrocampisti Cristante e Konè.
Ed il trend del 2025 è continuato: difesa imperforabile e vittorie.
Poi, un bel giorno, sono cominciati prima gli esperimenti (N’Dicka centrale, come lo vedeva Juric, con il Lille); poi, la rivoluzione (Wesley a sinistra, Celik a destra, N’Dicka braccetto di destra) e sono arrivate due sconfitte.
Nonostante ciò, Gasperini (e gran parte dell’opinione pubblica) vedeva progressi, laddove invece dovevano evidenziarsi storture e insegnamenti da cogliere. Perché una regola generale, che si applica anche nello sport, è: “squadra che vince non si cambia”. O, per lo meno, non si stravolge.
E, invece, Gasperini l’ha, di nuovo, stravolta contro il Viktoria Plzen, conducendo la sua squadra ad una nuova sconfitta casalinga (la quarta su sei partite giocate all’Olimpico), contro un avversario non certo irresistibile ed in crisi.
La lezione contro l’Inter, insomma, nonostante i buoni propositi sbandierati, non ha insegnato nulla, visto che si sono ripetuti gli stessi sbagli. L’esordio da titolare del promettente, ma acerbo Ziolkowski, nel ruolo di Celik, riportato di nuovo a fare l’esterno di centrocampo (ruolo da cui Ranieri lo avevo tolto, reinventandolo come centrale dal rendimento straordinario), e insistere su Hermoso, collezionista seriale di errori difensivi, sono state scelte costate care. E se è vero che la partita, per la Roma, si mette male, per una grave ingenuità del giovane polacco, è altrettanto vero che la difesa ha cominciato subito a traballare su una leggerezza dell’esperto difensore spagnolo, a cui Svilar ha posto rimedio.
La stagione è appena iniziata, ma in Europa League, dopo appena tre giornate, la situazione è già complicata e non si può più perdere.
La classifica è decisamente migliore, invece, in campionato, ma, bisogna ritrovare presto “la diritta via smarrita”.
Gia, da domenica, contro il Sassuolo.



