Gian Piero Gasperini continua a fare esperimenti controproducenti nell’unico reparto che funziona(va) quasi alla perfezione, la difesa, mentre non riesce a migliorare la fase offensiva.
Anche a Bergamo sbaglia la formazione iniziale, riproponendo Ziolkowski centrale (contro Scamacca) e Celik esterno di centrocampo. Risultato: difesa in perenne affanno e gol (irregolare) incassato. Nell’intervallo, con l’ingresso di Wesley al posto del polacco e lo spostamento di Mancini centrale, le cose sembrano andare decisamente meglio, la Roma è padrona del campo, crea occasioni, ma, a quel punto, il tecnico decide di rivoluzionare centrocampo e attacco (fuori Rensch, Soulè e Ferguson, dentro Tsimikas, El Shaarawy e Dovbyk) e la squadra si spegne. Finisce con l’ennesima sconfitta di misura (la settima in campionato su diciotto gare).
Poi, ci sono gli arbitri. Il Var (Maresca) convalida il gol di Scalvini, viziato da un doppio fallo dello stesso giocatore (spinta su Svilar e tocco di braccio sul pallone che finisce in rete). I falli di mano sono addirittura tre se si considera anche quello di Zappacosta sull’azione che porta all’angolo da cui nasce il gol. L’arbitro (Fabbri) infligge severe (qualcuno direbbe “scientifiche”) ammonizioni a Hermoso e Mancini, diffidati, che, dunque, saranno squalificati per la prossima partita.
A Lecce, martedì 6 gennaio, con N’Dicka impegnato in Coppa d’Africa, la Roma sarà priva di tutti e tre i difensori titolari. Sperimentare, per Gasperini, non sarà più una scelta, ma una necessità.



