Marco D’Alessandro, ex calciatore della Roma, oggi al Catanzaro, è intervenuto alla trasmissione “Bar Forza Lupi”, su Centro Suono Sport 101.5 FM, condotta da Massimo D’Adamo.
Quest’anno sei stato a Catanzaro dove avete sfiorato una grande impresa, ad un gol dalla serie A.
“Peccato, perché abbiamo fatto una grande stagione. Ci abbiamo provato fino all’ultimo e per pochissimo non ci siamo riusciti. Il Monza aveva fatto comunque una stagione importante, quindi merito anche a loro per esserci riusciti”.
Catanzaro è una grande piazza, con una storia importante in Serie A, soprattutto tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, ed un pubblico straordinario che sostiene sempre la squadra con grande calore.
“Assolutamente. Quando sono arrivato sapevo che c’era seguito, lo avevo visto da fuori, ma non immaginavo così tanto. È una cosa che mi ha davvero sorpreso. Avevo affrontato il Catanzaro una sola volta e avevo percepito la passione, ma era il primo anno di ritorno in Serie B dopo tanto tempo. Dopo due anni, qui posso dire che in ogni trasferta abbiamo avuto un seguito incredibile. Nonostante una semifinale persa l’anno scorso e una finale persa quest’anno, i tifosi non ci hanno mai rivolto una critica. Sempre entusiasmo, sempre sostegno. È qualcosa di davvero importante e va sottolineato”.
Per te, a livello individuale, che stagione è stata?
“Una stagione positiva perché ho giocato tanto, nonostante l’età. Ho 35 anni e l’anno scorso avevo avuto diversi infortuni, saltando praticamente tutto il girone di ritorno. Ho iniziato questa stagione con la paura di non riuscire a trovare continuità. Quando sto bene, però, sento di poter ancora dare il mio contributo. Ho avuto un infortunio alla caviglia, una cosa casuale avvenuta proprio nella partita di ritorno contro il Monza in campionato, che mi ha complicato il finale di stagione. Ai playoff non ero al meglio e non sono riuscito a dare il contributo che avrei voluto. Fa parte del gioco. Però la cosa più importante è che fisicamente sono stato molto bene. Il mister e lo staff mi hanno gestito alla perfezione”.
A proposito di mister, cosa ci dici di Alberto Aquilani. Qui a Roma abbiamo seguito il Catanzaro con grande simpatia, sia per te che per lui.
“Ho lavorato con lui anche a Pisa, quando era praticamente all’esordio. La Serie B è un campionato difficilissimo per gli allenatori che vogliono proporre il suo tipo di calcio: un gioco di dominio, basato sul possesso palla e sulla costruzione dal basso per creare superiorità e arrivare a fare male negli ultimi metri. È un calcio molto vicino a quello di De Zerbi, che ho avuto come allenatore.Tutti quelli che hanno provato a fare questo tipo di gioco in Serie B hanno incontrato difficoltà, anche per ragioni culturali. Non è semplice trasmettere certi concetti ai giocatori. Il mister è stato bravissimo: ha avuto coraggio, ha creduto molto nei giovani, che spesso sono più predisposti a recepire determinate idee. È riuscito a esprimere il suo calcio e merita tutti i complimenti. Credo che farà il salto in Serie A perché ha qualità tecniche, tattiche e umane molto importanti”.
Hai avuto tanti allenatori importanti: Aquilani, De Zerbi e anche Gasperini all’Atalanta. Che esperienza è stata lavorare con Gasperini e come hai visto la sua prima stagione alla Roma?
“Ho seguito molto la Roma. Conosco il mister e so che allenatore è. Per me è stata una stagione positiva, anche se la Roma non avesse raggiunto il quarto posto. Quella è stata la ciliegina sulla torta. Gasperini ha un suo modo di lavorare molto preciso. Lo si può giudicare positivamente o negativamente, ma ha idee forti e sa insegnarle come pochi altri. Se riesci ad accontentarlo sul mercato, nel 99,9% dei casi i risultati arrivano. Non è un caso che abbia voluto Malen a tutti i costi e che poi Malen abbia fatto la stagione che tutti abbiamo visto. Secondo me, se quest’estate la società riuscirà ad accontentarlo con due o tre richieste mirate, la Roma potrà davvero lottare per i primi posti fino alla fine. Vincere è sempre difficilissimo, soprattutto contro squadre come l’Inter, ma credo che il prossimo anno la Roma abbia una grande opportunità”.
Se restano i big e Gasperini viene accontentato sul mercato, si può davvero pensare di contendere il titolo all’Inter?
“Vincere è sempre difficile. L’Inter oggi ha un livello molto alto. Però la Roma, con i tasselli giusti, può fare un salto importante. Magari arriva un’offerta importante e vendi un giocatore per finanziare altri acquisti: queste sono valutazioni che vanno fatte. La cosa fondamentale è prendere i giocatori che il mister ritiene perfetti per il suo sistema. Se Gasperini ti dice: “Questo lo voglio perché è ideale per il mio gioco”, secondo me vai quasi sul sicuro. Se fossi direttore sportivo, farei di tutto per accontentarlo. Magari rinuncerei a un acquisto, ma prenderei quello che lui considera indispensabile.Per come lavora e per come sceglie i giocatori, nove volte su dieci quel calciatore fa una stagione straordinaria. Per questo credo che la Roma debba costruire il mercato insieme a lui”.
A proposito di direttori sportivi: stai ancora studiando per quella carriera?
“Ho fatto il corso e l’ho superato”.
Quindi quando smetterai di giocare sarai un’opzione anche per la Roma?
(Ride) “Mi candido e faccio subito un post su Instagram! Scherzi a parte, sì, è un ruolo che mi piacerebbe. Però bisogna fare tutto il percorso e ricominciare da zero. Ci sarà da fare gavetta, magari partendo dal settore giovanile. È un ruolo che mi affascina perché credo che ci sia ancora tanto margine di crescita. Fare il direttore sportivo non significa soltanto scegliere un giocatore. Significa saper lavorare con società, allenatori, calciatori e ambiente. Bisogna capire quale profilo sia perfetto per una determinata squadra, per un determinato allenatore e per una determinata piazza. Sono tanti aspetti che spesso da fuori non si vedono”.
Chi o cosa ti ha fatto scattare questa passione per il ruolo di direttore sportivo?
“Sicuramente gli anni al Monza e il lavoro con Galliani. Mi colpiva il suo modo di relazionarsi con i giocatori e con tutti gli addetti ai lavori. Era una persona attentissima ai dettagli. Quando parlava degli acquisti, emergeva chiaramente che il suo lavoro andava oltre la semplice scelta del giocatore. Faceva il direttore sportivo a 360 gradi, occupandosi di tutto. Questa passione me l’ha trasmessa indirettamente e da lì è nato il mio interesse per questo ruolo”.
Intanto, hai ancora davanti a te stagioni da calciatore. Il prossimo anno dove ti vedremo?
“Ormai, si va avanti anno per anno. Spero di restare a Catanzaro. Ho ancora un anno di contratto e mi piacerebbe rimanere. Poi bisognerà confrontarsi con la società e con l’allenatore. Vediamo. Se non mi cacciano, resto lì”.



