Sandro Tovalieri, ex calciatore della Roma, ha parlato ai microfoni di Centro Suono Sport 101.5 durante la trasmissione “Bar Forza Lupi” condotta da Massimo D’Adamo.
Sei stato vicino a tornare alla Roma nel ’97: cosa successe davvero?
Ci sono andato vicino quando c’era Carletto Mazzone. Ricordo bene: ero a Bergamo, non avevo ancora segnato e non mi ero ambientato. Era praticamente tutto fatto per il trasferimento, poi l’Atalanta giocava a Bari. Io segnai due gol contro la mia ex squadra e a quel punto l’Atalanta mi tolse dal mercato. In un colpo solo ho battuto la mia ex squadra, a Bari mi adoravano, ma ho bruciato il ritorno alla Roma. Però sono stato professionista.
Torniamo a un altro momento storico: la Coppa Italia del 1986. Che ricordo hai?
È stata un’esperienza incredibile. Eravamo un gruppo di giovani, un “manipolo di ragazzini”, perché molti titolari erano al Mondiale in Messico. Giocare davanti a 70mila persone dopo la delusione dello scudetto perso è stato qualcosa di unico.
Passando all’attualità: cosa pensi della polemica tra Gasperini e Ranieri?
Non era il caso di fare una polemica pubblica nel rush finale del campionato. I panni sporchi si lavano in famiglia. A Roma una situazione del genere diventa subito un caso enorme. Io adoro Ranieri, ma questa è stata un’uscita fuori luogo.
Ti ha colpito anche il modo in cui Gasperini ha parlato della squadra? Liedholm ed Ericksson avrebbero mai parlato cosi?
Erano altri tempi, c’erano altre dinamiche. Ciò che mi sorprende è che Ranieri l’anno scorso presenta Gasperini come prima scelta, invece l’altro giorno sembrava la quarta scelta. Bisogna vedere come stanno le cose. Gasperini ha anche un carattere particolare. È un grande allenatore e la Roma ha fatto bene a prenderlo. Però Roma non è Bergamo: qui hai più pressione e devi raggiungere risultati importanti. Comunque se ha detto in quel modo è possibile che qualche giocatore se lo sia ritrovato. Nel girone d’andata ricordiamo anche che la Roma era prima con la squadra al completo. Magari non con il suo calcio, ma non ci sono giocatori adatti”.
Come giudichi il lavoro di Gasperini finora?
Io lo apprezzo. Negli scontri diretti ha avuto difficoltà, ma è successo anche in passato. La partita chiave è stata Roma-Juventus: quel pareggio ci ha condizionato mentalmente. Se avessimo vinto, oggi parleremmo di un’altra classifica. Considerando anche gli infortuni e l’assenza di titolari, secondo me sta facendo bene.
Quindi credi nel progetto Gasperini?
Sì. Quando scegli un allenatore devi dargli fiducia. Non puoi cambiarlo dopo poche partite. Abbiamo preso uno dei migliori in Italia, bisogna costruire con lui. La Rosa è da migliorare, non da rifondare. Servono 2-3 giocatori importanti per alzare il livello. È una squadra che da anni arriva tra il sesto e il settimo posto: per fare il salto serve qualità. Menomale che è riuscito Malen.
Che giudizio dai su Malen?
Malen è stato un grande acquisto: ha fatto 10 gol in 12 partite, una media altissima. Raspadori avrebbe fatto questi numeri? Non penso proprio. Senza di lui la Roma sarebbe stata più indietro. Anche Wesley è importante, quando manca si sente.
Cosa è successo alla difesa della Roma?
All’inizio era una delle migliori difese, poi ha perso sicurezza. Non puoi passare da essere solidissimo a prendere 20 gol in 10 partite. Anche questo è un fattore mentale. Eravamo abituati anche ai miracoli di Svilar e non sempre li può fare.
Cosa manca per competere ai massimi livelli?
Serve rinforzare un po’ tutti i reparti, soprattutto l’attacco. Non stravolgere la squadra, ma aggiungere qualità. Paulo Dybala è fondamentale: anche con una gamba sola fa la differenza. Quando manca si sente. Al momento ci sono giocatori come Venturino e Vaz che vanno bene per il futuro. Sono 9 anni che non andiamo in Champions e un po’ di rodimento c’è.
Su Pellegrini cosa pensi? Tu l’hai cresciuto nel settore giovanile.
Pellegrini è stato criticato ma ha fatto gol pesanti e prestazioni importanti. Non è un fuoriclasse, ma è un giocatore utile e può far parte della rosa. Con Gasperini ha trovato un buon feeling. A Roma però spesso si crea un bersaglio e diventa difficile uscirne.
Secondo te Ranieri ha sbagliato qualcosa nel suo ruolo da dirigente?
Ho l’impressione che inizialmente avesse un ruolo diverso, poi cambiato nel tempo. È diventato un braccio destro della società. Questo può avergli creato fastidio e l’ha fatto soffrire. Faccio fatica a pensare che una persona colta come lui abbia fatto questa uscita che ha un po’ frustato l’ambiente. Le sue dichiarazioni hanno spostato l’attenzione dalla partita a tutto il resto, e questo non fa bene.
Che ne pensi dell’addio di Bruno Conti alla Roma?
È un peccato enorme. Bruno Conti è la storia della Roma: settore giovanile, campione del mondo, simbolo del club. Però tutto passa, la Roma resta. Prima viene la Roma, poi tutti gli altri.
Stai allenando attualmente?
No, ho smesso col settore giovanile: troppi problemi con i genitori. Ora abbiamo aperto un’agenzia di procura a Genzano con Curci e Moscardelli. Seguiamo tanti ragazzi e vogliamo riformare il settore giovanile.



